Domenica 3 Dicembre 2006 - Libertà
incontro con edmondo berselli che ha presentato il suo libro "venerati maestri"
«Un paese senza eroi»
Venerati maestri è l'autobiografia controvoglia (?) di un ex giovane, Edmondo Berselli, che è il numero uno tra gli editorialisti italiani (leggere, per cortesia, i suoi articoli su L'espresso e su La Repubblica) e ha capacità analitiche ed espositive davvero grandi. Colto, appassionato, preparato e controcorrente, l'altra sera all'auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano, ha intrattenuto con ironia e garbo il suo pubblico, la gente che legge i suoi corsivi e che acquista i libri di questo intellettuale che gioca a tutto tondo, tra calcio, filosofi e canzoni, in una sorta di multimedialità tutta da leggere (e da ascoltare). Senza spocchia e con tanta, tanta bravura Berselli, sollecitato dal giornalista piacentino Oliviero Marchesi, e introdotto da Eugenio Gazzola che grazie alla Fondazione ha promosso e organizzato l'incontro, ha dipinto con tocchi da vero fuoriclasse gli ultimi trent'anni della storia culturale italiana - o almeno il penultimo quindicennio - trent'anni passati nella sua stanza alla rivista Il Mulino di Bologna, leggendo, ascoltando, ma anche viaggiando, scambiando pareri, spesso telefonici, con gran parte dei personaggi che descrive da vicino: Montanelli, Galli Della Loggia, Sartori, Guccini. Venerati maestri è un libro venato di una tristezza malinconica in cui quasi nessuno si salva dal contagio sentimentale della nostalgia. Berselli, notista politico di fiuto e ottime invenzioni, è uno che ha letto molto, guidato da un proprio particolare gusto, ispirato da una sorta di curiosità vorace per il mondo e per gli uomini, dal desiderio di stringere in una formula il segreto delle altrui parole e vite.
La genialità di Berselli non è farcita di vanità, tutt'altro, c'è nostalgia nelle sue parole, c'è ironia, ma soprattutto c'è il desiderio neppure tanto recondito di raccontare cosa avviene dentro lo spogliatoio, il pre e il dopo partita della cultura italiana, rivelando quello che è anche il suo punto d'osservazione di uomo che guarda: i libri, è vero, ma anche il sentito dire, le canzoni, le storie reali e le leggende, gli amori, le amicizie, le ritrosie, le paure, i dolori e le ambizioni di quello che lui forse vorrebbe davvero essere: l'allenatore della nazionale italiana degli intellettuali. Ma quella nazionale, nonostante i suoi sforzi di evocarla, di chiamarla in campo, di volerla a tutti costi farla giocare, non c'è più. Il nostro è oramai un paese senza eroi, senza vere punte, un paese di difensori. tra il narcisismo di Baricco, il non cinema di Benigni e il rimpianto per Nanni Moretti quando era autarchico, non capopopolo.
Quel paese normale che tanto si voleva, eccolo qui, sembra dire Berselli, e io ve lo descrivo sotto forma di zoo, ma non chiedetemi di giudicarlo, non spetta più a me. E dopo aver evocato Nicola Matteucci, firma illustre del liberalismo italiano e suo compagno di stanza al Mulino - uno dei pochi ritratti positivi - e Alberto Arbasino, a suo parere il più grande scrittore italiano, sembra volersi guardare allo specchio: forse si vede come un ventenne, inguaribile e irresponsabile: ha voglia di divertirsi e noi culliamoci negli amori, quelli veri di ieri. Oggi più che mai intensi e gonfi di voglie.
E' un campione Berselli, genialità allo stato puro, invenzione, fantasia, coraggio e poesia. Come Rivera, Baggio o Maradona: un regista di centrocampo, in grado di andare a rete. Spesso volentieri, come l'altra sera davanti al suo pubblico, alla sua gente che probabilmente si ritrova nell'anticonformismo culturale di Venerati maestri, perché da queste parti sono cresciuti, è bene ricordarlo, i suoi amici Giacomo Vaciago e Pierluigi Bersani, ma anche Marco e Piergiorgio Bellocchio e Alberto Cavallari, uomini con la voglia di andare contro l'ignoranza, il luogo comune e certa barbarie del nostro tempo. Attenzione però, il rischio è di ritrovarsi ad essere barche contro vento e controcorrente in questi anni gossipari ed edonistici.
MAURO MOLINAROLI