Venerdì 1 Dicembre 2006 - Libertà
Edmondo Berselli:
i maestri del pensiero
Un libro sugli "intelligenti d'Italia"
Stasera lo scrittore in Fondazione
Edmondo Berselli, direttore della rivista Il Mulino e editorialista de La Repubblica e dell'Espresso, sarà ospite questa sera nell'ambito del secondo di tre incontri promossi dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano, che hanno come tema Il pensiero. Berselli, che appartiene alla generazione di coloro che hanno da poco superato i cinquanta, presenterà, intervistato dal giornalista Oliviero Marchesi, il suo ultimo lavoro, Venerati maestri che attualmente è ai primi posti delle classifiche dei libri più venduti.
Figlio di una Modena opulenta e rockettara, Berselli non ha mai perso di vista il suo humus, le proprie radici, i miti legati a stagioni irripetibili. Ha scritto libri che hanno avuto consensi di critica e pubblico, quali Postitaliani. Cronache di un Paese provvisorio, Canzoni. Storie dell'Italia leggera, Quel gran pezzo dell'Emilia e Il più mancino dei tiri, un piccolo saggio sull'eccentricità nel calcio e nell'esistenza. Insomma, uno scrittore a tutto campo che con il suo ultimo libro, Venerati maestri appunto, sembra destinato a ritagliarsi uno spazio sempre più ampio tra i maitre a penser di questo nostro strano Paese, in cui ognuno si sente libero di scrivere un saggio o un romanzo, tra improvvisazione e approssimazione.
Questo libro però non è un saggio e neppure è un romanzo: è un libro comico sulla comicità nella cultura italiana. Ma potrebbe anche essere un manuale di conversazione per fare figurine o figuracce in società, sparlando con allegria di tutti. Un esercizio critico per scoprire che cosa hanno in comune Franco Battiato e l'editore Roberto Calasso. Berselli, nel suo inventario di personaggi non risparmia nessuno: messaggi insidiosi a Roberto Benigni e Nanni Moretti. Sottili ma appropriate critiche ad Alessandro Baricco, Paolo Mieli, Giuliano Ferrara, e a tanti altri protagonisti, comprimari e caratteristi che affollano l'intellettualità italiana.
La teoria generale adottata da Berselli nel suo ultimo libro, prevede che nel panorama nazionale si possono riconoscere tre profili principali: la "giovane promessa", continuamente a rischio di compiere l'improvvisa e spaventosa metamorfosi che la trasforma agli occhi di tutti nel "solito str?", mentre soltanto in casi rarissimi, benedetti dalla fortuna, riesce a innalzarsi alla condizione di "venerato maestro". E i maestri si chiamano Alberto Arbasino e Claudio Magris. Scorrono su questo schema i nostri ultimi anni, dal periodo in cui regnava il bianco accecante delle copertine di Einaudi e il rigore di Norberto Bobbio, alla lunga crisi che conduce all'incertezza del nostro tempo e al trash, al regno dello scetticismo e di pensieri cinici, in cui destra e sinistra si guardano in cagnesco senza più sapere perché.
ANNA ANSELMI