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Venerdì 17 Novembre 2006 - Libertà

Artocchini tra Cristianesimo e riti pagani

Presentato il quarto volume dedicato alle tradizioni popolari piacentine

S'intitola La fede, il mistero, l'occulto (Tep Edizioni d'arte) il quarto volume di Carmen Artocchini dedicato alle tradizioni popolari piacentine, presentato l'altra sera alla Fondazione di Piacenza e Vigevano nell'ambito degli "Appuntamenti di Gian Domenico Romagnosi".
Prima di entrare nel merito del suo ultimo lavoro, un'opera di ampio respiro che potrà essere di sicura utilità a coloro che nutrono il desiderio di conoscere gli aspetti più reconditi del nostro territorio, delle abitudini e del costume piacentino, occorre sottolineare che questa insegnante ha dedicato gran parte della propria vita alla ricerca sul campo, alle tradizioni orali, a raccogliere verbi, proverbi, detti, storie, fiabe e canzoni legate alle nostre montagne, attraverso un empirismo tutt'altro che eretico, ma piantato su radici solide. Carmen Artocchini ha alle spalle un lungo bagaglio di studi, una sfilza di pubblicazioni tutt'altro che peregrine, a cominciare dal Folklore piacentino che, insieme ai Castelli piacentini ha rappresentato in anni lontani una sorta di volume guida per tutti coloro - ed erano tanti - che scoprivano la cultura orale, la tradizione legata alle leggende, ai miti, alle storie trasmesse da coloro che avevano qualche anno in più e poche stelle in meno. Un lungo lavoro di ricerca il suo, tra le campagne e le montagne, tra i contadini e gli archivi, quando la storia oltre che affidarsi ai documenti faceva riferimento non tanto ai resoconti giornalistici, ma alle testimonianze della gente.
E "la Carmen", così confidenzialmente, è diventata un punto di riferimento imprescindibile per conoscere il mondo di ieri, lontano, diverso, per niente tecnologico ma ricco di buon senso e di rispetto per l'uomo e per la natura. L'Artocchini s'inserisce a pieno titolo nel mondo dei vinti, nella povertà, nel dialogo con la gente semplice per trovare schegge di buonsenso e ricordi che oggi paiono appartenere a un'altra era. E allora il prezioso lavoro svolto dalla Tep, a partire dal 2002 con La ruota del tempo un volume che faceva riferimento alle tradizioni che guidavano coloro che appartenevano alla civiltà contadina, dalla nascita alla morte, assume un valore importante, ricco di significati. Alla Ruota ha fatto seguito Fantasia e saggezza, uno studio accurato e attento sulle fiabe, i proverbi e i modi di dire di una civiltà contadina oggi sempre più lontana e sempre più in disarmo. E' quindi stata la volta de Le ore della gioia tra giochi, sagre, feste popolari e bambini che si accontentavano di attraversare i corsi d'acqua e di salire su un albero con il gusto della scoperta e del viaggio, e ora, al termine di questo lungo e affascinante viaggio, Carmen Artocchini affronta i temi della fede, del mistero, delle credenze popolari, gli aspetti legati a una religiosità pagana, a volte superstiziosa oltremodo, ma imprescindibile per comprendere l'esplicarsi del mistero della fede anche nei luoghi e in un tempo molto lontano.
Alla ricerca di un passato che sa di storia e di mitologia, il volume ci lascia intendere che non si conosce con precisione il periodo in cui il Cristianesimo si è diffuso nel Piacentino, certo è che è possibile datarlo al secondo secolo dopo Cristo, grazie ai missionari, ai mercanti orientali e ai soldati. Piacenza e la sua provincia da sempre è terra di passo, avamposto militare, crocevia di popoli ricchi di culture tra loro differenti, insomma luogo d'incontro. I riti pagani restano, il Cristianesimo si afferma e questi riti costituiscono un substrato radicato, tra credenze celtiche, liguri, romane e barbariche, vale a dire tutti quei gruppi etnici che si erano insediati, nel corso degli anni, nel nostro territorio. E allora ne esce che l'opera di evangelizzazione del Piacentino avviene in epoca tardiva, grazie a San Colombano a Bobbio e ai Santi Salvatore e Gallo di Val di Tolla. E ancora, le cerimonie pagane che trovavano tra il popolo linfa vitale nonostante la forza della cultura cristiana, i santuari mariani che prendono il posto dei templi dedicati alle divinità liguri. Sacro e profano si confondono? Forse, in alcune manifestazioni e ricorrenze, nei presagi, nelle feste dedicate al Carnevale, ma tutto ciò fa parte di una tradizione culturale che è storia, memoria, vita. Grazie a Carmen Artocchini, la Carmen, i cui studi rimarranno nel tempo.
L'hanno testimoniato l'altra sera Pierangelo Torlaschi, Padre Luigi Muratori, Stefano Fugazza, Adriano Vignola e don Giuseppe Lusignani, oltre al folto pubblico che ha accolto questa nuova fatica di Carmen Artocchini con particolare favore.

MAURO MOLINAROLI

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