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Domenica 19 Novembre 2006 - Libertà

«Sto dalla parte di Gorbaciov»
Dallagiovanna: il summit non è nostro, ma dei Nobel

Dopo le accuse dell'ex segretario della fondazione in Italia, la replica del presidente in carica

Si è creata una frattura - d'opinioni, non d'amicizia - all'interno della Fondazione Gorbaciov Italia che ha sede a Piacenza. Alle dichiarazioni del segretario generale, Cristiano Grandi, dimissionario in polemica con «intrighi e lotte di potere» che a suo dire segnano ormai la gestione internazionale (non piacentina), il presidente piacentino Marzio Dallagiovanna, un po' sorpreso dall'evoluzione inaspettata dei fatti, oppone una lettura ben diversa. E getta acqua sulle interpretazioni incendiarie di Grandi.
«Voglio ribadire la mia totale adesione alle iniziative della Fondazione Gorbaciov internazionale e la mia più incondizionata stima verso il presidente Mikhail Gorbaciov che mi onora della sua personale amicizia». L'estromissione di Piacenza dall'organizzazione del summit dei Nobel che si chiude oggi in Campidoglio? «Non siamo mai stati esautorati delle prerogative che ci hanno conferito - replica - abbiamo ricevuto ulteriori e più incisivi incarichi e continuiamo a lavorare, a valutare nuove iniziative di spessore culturale e sociale». Dallagiovanna è tra i fondatori anche del Segretariato permanente dei Nobel appena nato che firma l'evento romano. Ma il summit romano «non è prerogativa della fondazione di Piacenza né un patrimonio della Fondazione Gorbaciov internazionale o del Comune di Roma, ma un patrimonio di tutti i Nobel» insiste. E se da sei anni era una creatura del team piacentino, negli ultimi tempi c'era qualche perplessità: Piacenza, che ha una struttura oranizzativa minimale, era reduce dal summit delle Madri della Terra accolto nella nostra città, le donne dei Nobel sono impegnate in un summit in Nicaragua, e così alla fine l'edizione di quest'anno è passata di mano a chi ne ha garantita la realizzazione comunque. In quanto ai sei summit organizzati con dispendio di forze e passione a Piacenza sono stati fatti «su preciso incarico del presidente e con il grande contributo del professor Vadim Zagladin » ricorda Dallagiovanna.
Per farla breve: «personalismi e manifestazioni di protagonismo sono al di fuori della finalità e dello spirito della fondazione». E chi vuol intendere, intenda. Grandi nel suo sfogo parla di interessi, di un «ribollente sottobosco» che ruota intorno a Gorbaciov. Ma anche su questo tasto delicato, Dallagiovanna difende la gestione internazionale: «I contributi ricevuti per la realizzazione delle manifestazioni hanno unicamente contribuito alla realizzazione degli eventi medesimi e dei progetti sociali della fondazione come il centro oncologico per l'infanzia di San Pietroburgo. Intrighi e manipolazioni sono totalmente estranee alla filosofia e al comportamento della Fondazione di Piacenza e della Fondazione Gorbaciov internazionale». E su questo Dallagiovanna si riserva ogni azione necessaria alla tutela dell'immagine della fondazione internazionale e italiana e del presidente Gorbaciov stesso.
Una curiosità, Gorbaciov non ha finora presenziato al summit di Roma. Assenza motivata da certificato, ma che qualcuno legge come una presa di distanza. Del resto, il summit quest'anno non ha portato a Roma se non pochi Nobel (Willem de Klerk, Lech Walesa, Carlos Felipe Belo e Mairead Corrigan Maguire), un drappello sparuto visto che in passato è arrivato ad ospitarne più di venti.
In questa piccola tempesta, anche Franco Scepi dice la sua e chiarisce di non appartenere alla Fondazione Gorbaciov: «Sono uomo di comunicazione, un artista e voglio mantenere la mia autonomia». Il suo "Uomo della Pace", successivamente simbolo del summit organizzato da Piacenza è già dal 1999 un monumento a Roma, sottoscritto dai Nobel. E nel nome del premio "Man of Peace" assegnato ieri a Peter Gabriel è rimasto il senso di quel messaggio.

Patrizia Soffientini

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