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Sabato 18 Novembre 2006 - Libertà

Parte a Roma il 7° convegno dei Nobel. Da Piacenza l'accusa: «Intrighi e lotte di potere nella gestione»

Fondazione Gorbaciov nel ciclone
Grandi si dimette: «Ci hanno estromessi dal summit»

«Tutti continuano a ringraziare la Fondazione Gorbaciov Italia e intanto le fanno le scarpe». Nel giorno di apertura, a Roma, del 7° summit mondiale dei premi Nobel per la pace scoppia il "caso" di una frattura nel sodalizio a fini umanitari che - a sentire le accuse - verrebbe gestito oggi con ben altro spirito e la tacita approvazione del suo leader internazionale. Ma Cristiano Grandi non è uomo di compromessi e non tace su un progetto a cui ha dedicato otto anni e che oggi è stato sfilato di mano alla sede piacentina, storica organizzatrice del summit. Anche il simbolo disegnato da Franco Scepi, l'Uomo della Pace è stato sostituito con un semplice ramoscello d'ulivo. La frattura risale al 28 ottobre scorso quando Grandi ha rassegnato a Gorbaciov in persona le sue dimissioni dalla Fondazione con sede a Piacenza di cui era segretario generale.

E della clamorosa rottura si è occupato ieri il quotidiano "Libero" in un articolo intitolato "Nobel contro Gorbaciov: pensa solo a far soldi". Peraltro ieri la manifestazione è iniziata in tono minore, poco pubblico, qualche Nobel in meno e Gorbaciov ha mandato un certificato medico per "indisposizione".
«Quest'anno ho assistito a comportamenti inammissibili - fa sapere Grandi - dietro le quinte del summit di Roma si stanno verificando intrighi, lotte di potere, prevaricazioni e ignobili personalismi». E nel giro di qualche mese la Fondazione con sede a Piacenza - che a questa logica si è opposta - ha subìto «un'espropriazione» degli eventi messi in cantiere, costruiti con passione e «disinteresse».
Grandi ha però incassato la solidarietà di alcuni premi Nobel, fra cui le quattro donne arrivate a Piacenza per il Summit Madri della Terra: Shirin Ebadi, Rigoberta Menchu, Betty Williams e Jody Williams che non avrebbero apprezzato il modo in cui è nato il nuovo segretariato permanente dei Nobel.
Grandi, che insieme al presidente Marzio Dallagiovanna e a Franco Scepi e con il consigliere di Gorbaciov Vadim Zagladin diede vita al summit romano dal 1998 (evento oggi da 400mila euro) proponendolo con successo a Francesco Rutelli e poi a Walter Veltroni, oggi mastica amaro, si confessa «disgustato» in generale e deluso dall'ex presidente russo. «Attorno al quale gravitano organizzazioni e personaggi appartenuti già al suo entourage in epoca sovietica, in perenne competizione». Un «ribollente sottobosco».
Della pace e degli altri premi Nobel a Gorbaciov e al suo entourage importa relativamente «se non in funzione della propria visibilità e dei propri interessi» e la cosa è apparsa chiara con il forum australiano. Dopo mesi di lavoro alla sede piacentina di via Roma l'evento già costruito viene dirottato d'autorità sulla Green Cross International. Ma le vere ragioni dello "scippo" dove risiedono? «Gorbaciov è un vero affarista - dice Grandi - pur di averlo tanti sono disposti ad assecondarne ogni capriccio e a sborsare cifre stellari alla faccia della guerra e della fame. Anche per la Corea si parla di un compenso attorno al milione di dollari, sebbene nessuno si senta di confermarlo». La nuova struttura organizzativa del summit non vede Nobel tra le sue fila, Zagladin è presidente, la figlia Ekaterina vice. «Più un certo Enzo Cursio» chiosa Grandi. Una cosa «in famiglia» calata sulla testa dei Nobel «spudoratamente strumentalizzati». Che ne dice il presidente piacentino Dallagiovanna? Per ora sceglie la via del silenzio. Ma si riserva di far sentire presto la sua voce.

Patrizia Soffientini

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