Sabato 18 Novembre 2006 - Libertà
Conferenza di Ida Zilio-Grandi
Maria punto d'unione tra Cristianesimo
e tradizione islamica
L'apocalittica visione di Samuel Huntington - "scontro di civiltà" fra Est ed Ovest - potrebbe essere ridimensionata dall'attenta rilettura del Corano cosicché l'integralismo potrebbe risultare assai meno rigido. E sempre più spesso raffinati teologi avvicinano Islam e Cristianesimo, nel ricordo soprattutto della primigenia comunanza di valori ed ideali.
L'altra sera all'auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano Ida Zilio-Grandi, docente di letteratura araba all'Università di Genova, ha tenuto l'interessante conferenza sul dialogo islamo-cristiano dal titolo "Maria, Vergine dell'Islam: la Madonna nel Corano e nella tradizione musulmana". Moderatori don Ezio Molinari, presidente Commissione diocesana per l'ecumenismo, per cui «approfondire il Corano significa comprendere un mondo vasto e complesso, darci degli strumenti per una reazione proficua, direi fraterna» e Davide Tacchini, responsabile della Curia nei rapporti con l'Islam, per cui «non è un dialogo qualunque, noi Occidentali dobbiamo gestire con cautela questo scontro per - oltre demonizzazione, relativismo intellettuale, buonismo pacificatore - trasformarlo in incontro».
Zilio-Grandi, nella sua dotta esposizione, ha delineato tre aspetti imprescindibili: l'importanza di Maria nella tradizione islamica dove «Gesù è figlio di Maria, sempre un matronimico per contraddire i cristiani che infamarono Dio e criticare gli ebrei che diffamarono quel padre divino che contrasta però con la mentalità islamica. La nascita di Gesù è un miracolo come il fatto che un arcangelo abbia rivolto la parola a Maria, vera profezia, vera ispirazione».
Nel secondo l'abbinamento silenzio-digiuno dimostra lo statuto profetico di Maria: «digiuno e silenzio sono simili anche sul piano lessicale, entrambi significano astensione. Per gli esegeti Maria si era espressa a gesti, il silenzio è la dimensione di colei che riceve una comunicazione da Dio. L'azione divina presuppone l'astensione umana, a sua volta metafora della condizione umana davanti alla dignità».
Infine la mascolinità di Maria che «sempre credette al suo Dio, fu devota ed adorante. Nel Corano Maria è sempre considerata tra i maschi ma l'idea di una presenza maschile trova riscontro anche in altri autori. E' lecito e doveroso attribuire a Maria la dignità di profeta perché anche nella preghiera è accostata agli uomini». Dunque fra due grandi monoteismi c'è Maria, inizio e fine di tutto, oltre superstizione e magia simbolo di fede assoluta, incrollabile, incondizionata.
FABIO BIANCHI