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Lunedì 20 Novembre 2006 - Libertà

Il Landiano? Un Codice per capire Dante
Formisano: «Attento più alla sostanza che alla forma»

Il manoscritto esposto ieri alla Passerini Landi, la conferenza del filologo dell'università di Bologna

«Non un Dante da biblioteca, ma un Dante destinato alla lettura personale». È il manoscritto della Divina Commedia contenuto nel Codice Landiano 190, del 1336 - il più antico testo del poema tra quelli a noi pervenuti con data certa - rimasto esposto fino a ieri alla Biblioteca comunale Passerini Landi, dove in mattinata è intervenuto il filologo Luciano Formisano (docente ordinario dell'Università di Bologna) a precisarne la collocazione nella storia e nella tradizione degli studi.
Quello piacentino, «attento più alla sostanza che alla forma», non è - ha constatato il professore fiorentino - un «codice di lusso», tanto che l'illustre dantista Giorgio Petrocchi lo aveva definito «bruttino». Il confronto emerge soprattutto in relazione al Trivulziano 1080, del 1337. Eppure l'importanza storica del Landiano resta: è infatti compreso nel ristretto novero dei codici attraverso i quali è stata ricostruita l'antica vulgata della Divina Commedia. Cronologicamente si fermano agli anni '50 del 1300, prima che Giovanni Boccaccio codificasse il testo sul quale si è fondata la tradizione successiva.
«Il Landiano fa parte della prima generazione di codici e inoltre dà una soluzione testuale complessa», in cui coesiste la contaminazione tra due edizioni, «segno di una precoce e notevole diffusione dell'opera». La maggior fortuna del Codice Landiano - ha spiegato Formisano - ha coinciso con l'edizione di Mario Casella del 1923 e, prima ancora, con quella di Giuseppe Vandelli del 1921. «La nuova edizione di Federico Sanguineti, del 2001, lo pone un po' in second'ordine, in quanto si rifà al diretto rivale del Landiano, il Codice Urbinate, del 1359».
Il docente si è soffermato anche sulle figure del copista, il marchigiano Antonio da Fermo, e del committente, il pavese Beccario Beccaria, nel 1336 podestà di Genova, morto nel 1356 dopo aver viaggiato in molte città. Un uomo colto, con studi giuridici alle spalle, politico di professione e da interessi di carattere letterario (da Dante a Seneca) che preannunciano la nuova cultura umanistica. Il Codice Landiano giunse alla biblioteca comunale piacentina nel XIX° secolo, grazie al generoso lascito del marchese Ferdinando Landi, antenato del marchese Manfredi Landi di Chiavenna, presente ieri alle manifestazioni nel Salone monumentale. Il prezioso manoscritto non è l'unico tesoro custodito a Piacenza: «La città in particolare può andare fiera - ha evidenziato Formisano - anche per il frammento recentemente scoperto nell'archivio capitolare di S. Antonino: uno dei più antichi esempi di poesia italiana anteriore alla fondazione della scuola siciliana, accompagnato da righi musicali e documento di una probabile influenza d'oil, ossia francese». Attorno al codice, Massimo Baucia, conservatore del Fondo antico della "Passerini Landi", ha costruito un percorso espositivo, con riproduzioni fotografiche di parti significative del manoscritto (la nota di possesso di Artaserse Baiardi (1676-1767), l'incipit, l'explicit e canti nei quali in passato erano state rilevate relazioni con il dialetto piacentino e con antichi concittadini.
In mostra anche l'edizione fotostatica del Landiano, edita da Leo S. Olschki per il centenario del 1921, il che ha suggerito allo studioso Giorgio Fiori la richiesta di una copia, questa volta anastatica, anche del Salterio di Angilberga, sul quale si era già messa al lavoro la Tipleco. All'inaugurazione il sindaco Roberto Reggi ha ribadito la volontà di far sì che le biblioteche diventino sempre più «luoghi di cultura partecipata», mentre l'assessore alla cultura Alberto Squeri ha rimarcato la collaborazione delle scuole superiori che sabato hanno portato Dante nelle piazze e nelle vie della città. Infine i ringraziamenti a tutti coloro che hanno contribuito alla manifestazione, tra cui enti e chiese che hanno ospitato le tappe dell'itinerario dantesco, la Fondazione di Piacenza e Vigevano, il Bollettino storico piacentino, la Questura (per l'assistenza al trasporto in sicurezza del Codice) e l'Ivri per la sorveglianza durante la mostra.

ANNA ANSELMI

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