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Venerdì 17 Novembre 2006 - Libertà

Fondazione - Successo per la serata d'esordio del Centro di studi teatrali
Incontrando il poeta Brecht

Storie da calendario e le note di Weill e Eisler

PIACENZA - È nato appena in tempo per ricordare, in quest'ultimo scorcio del 2006, i 50 anni della morte di Brecht. Parliamo del Centro interdisciplinare di studi teatrali, alla cui serata di esordio - nell'auditorium della Fondazione - è intervenuto anche l'assessore alla cultura Alberto Squeri, «felice - ha detto - di tenere a battesimo una nuova associazione», di cui si sente non solo padrino, ma anche padre, avendone guidato la gestazione fino alla nascita. Il Centro è punto d'incontro di associazioni, alleanza di gruppi in nome della cultura, teatrale soprattutto, ma anche sintesi o espressione di vari altri interessi artistici (musicali, letterari ecc.). Ai suoi primi passi, il Centro interdisciplinare piacentino - presieduto da Vanessa Grisi - s'incontra con Un uomo di nome Brecht, preziosa occasione per fare, a mezzo secolo dalla scomparsa, un consuntivo dello scrittore più politico del '900, del drammaturgo marxista diventato un classico della letteratura. I rapporti con l'opera dell'autore tedesco non sono forse così felici ed idilliaci come in passato, come per esempio negli anni '70, anni di inflazione brechtiana, quando su 5 o 6 titoli in cartellone al Municipale 3 o 4 erano del "Signor B.B.".
Cosa resta di Bertolt Brecht, dei suoi ideali letterari ed estetici? Al di là delle polemiche ideologiche, delle speranze di chi attende una sua resistibile resurrezione dopo la "caduta", ci resta direi soprattutto la poesia. Nello spettacolo del Centro interdisciplinare messo in scena dalle Stagnotte e da Quarta Parete col duo di pianoforte e violino Nicola Montenz e Paolo Costanzo, non si pesca nel suo repertorio maggiore. Non si naviga fra i suoi lavori più noti e popolari, ma in pagine piuttosto desuete, fuori mano. C'è sì Il cerchio di gesso, ma non è Il cerchio di gesso del Caucaso, una delle opere teatrali più brechtiane (e più belle) di Brecht, ma una novelletta, Il cerchio di gesso di Augusta, il cui tema però è lo stesso, una sorta di giudizio di Salomone.
Non ci sono le poesie e i songs di un Brecht intimo e triste, di lirica tenerezza, di rabbia e d'amore che avevamo sentito recitare e cantare da Milva al Municipale (1997) in Non sempre splende la luna. O il recital di ballate, canzoni politiche e sogni della Berlino anni '20 tenuto da Eva Meier al San Matteo nel 1998 per iniziativa del Centro italo-tedesco. O più di recente (scorso gennaio) al Municipale il canzoniere di Adriana Asti attrice, cantante e voce d'amore per Brecht-Weill.
Lo spettacolo del neonato Centro interdisciplinare va alla ricerca di cose meno consuete e frequentate («Non per niente c'è di mezzo il Centro italo-tedesco», mi dice la presidente Milena Montenz): un'occasione dunque per conoscere un Brecht poco conosciuto. Come quello delle Storie del calendario. Il nome di Brecht evoca per lo più teatri di carattere pedagogico e predicatorio, di propaganda ideologica. Ma anche il resto della sua produzione di scrittore risuona d'echi teatrali, sullo sfondo magari delle acide, pungenti o languenti melodie di Kurt Weill o di Hanns Eisler. Il fatto è che tutta l'opera di Brecht è in un certo senso teatro. Nel senso che le sue parole sono effettivamente parole parlate, recitate e perfino cantate o almeno cadenzate nei modi di songs da cabaret, da piazza, da comizio, da rustica o urbana taverna. Evocano la voce umana, vanno alla ricerca della comunicazione scenica, della rappresentazione. Ecco allora un settetto femminile (le Stagnotte Sara Marenghi, Cristina Spelta, Manuela Schiavi, Tania Minichelli, Paola Guerra, Marisa Sogni e Giovanna Proia) affrontare, rigorosamente in nero, cravatta e bombetta, i dialoghi a distanza del Signor K. E a chiedersi cosa accadrebbe «se i pescecani fossero uomini». E a raccontare l'impresa dello strano e maldestro soldato Socrate: come il buon soldato Schweyk alla seconda guerra mondiale, così l'antieroe e filosofo Socrate alla guerra contro i persiani.
Quattro di Quarta Parete (Tino Rossi, Anna Gallazzi, Roberta Abelli ed Elvino Barazzoni) narrano del salomonico espediente escogitato da un giudice per scoprire la vera madre di un bambino conteso, una storia narrata in forma di lettura e a passi spediti e in rapida rotazione attorno alla platea: non per niente il pezzo è Il cerchio di gesso di Augusta. Poi ci divertono con i "fioretti" di uno strano tipo, una sorta di ironico e parodistico "Così parlò il Signor K.". Le azioni sceniche sono contrappuntate da musiche di importanti collaboratori di Brecht, Eisler e Weill, magistralmente eseguite da Montenz e Costanzo. Fra i pezzi applauditi anche Das lied von der Moldau da Schweyk. Al termine il folto uditorio ha compreso in un grande applauso collettivo tutti i protagonisti della serata, attori, attrici, musicisti, la presidente del Centro Grisi, Milena Montenz, Giuseppe Curallo del Cineclub, Alberto Esse della Consulta della cultura ed altri.

u.f.

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