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Martedì 14 Novembre 2006 - Libertà

Il "calendario" di Brecht stasera in Fondazione

Col Centro interdisciplinare studi teatrali

PIACENZA - «Tutte le arti contribuiscono all'arte più grande di tutte: quella di vivere». A dirlo è Bertolt Brecht, uno degli autori più innovativi della drammaturgia contemporanea e teorico di quel teatro "epico-didascalico" volto a suscitare una sorta di straniamento nello spettatore. A 50 anni dalla morte, il Centro interdisciplinare di studi teatrali (nato dall'interazione tra Le Stagnotte, Quarta Parete, Gz Piacenza e Lodi-Centro culturale italo tedesco, Cineclub Piacenza e Coro Filarmonico di Piacenza, che prenderanno parte alla serata), presieduto da Vanessa Grisi con Nicola Montenz e Paolo Costanzo, presenterà stasera alle 21, nell'auditorium della Fondazione di via Sant'Eufemia, uno spettacolo liberamente tratto da Storie del calendario, opera scritta da Brecht nel 1949; è la voce del signor Keuner, che parlerà stasera, introdotta da Alberto Squeri e Nicola Montenz, per raccontare la lotta tra Fallimento ed Utopia attraverso un catalogo di comportamenti saggi ed insieme stupidi. E' l'espressione pura ed arguta di un paradosso, la tensione di un pensiero che non può fare a meno di sperimentare, benché costretto a minimizzarsi, a diventare infinitamente piccolo, comune, ma astuto. Perché è in esilio. Esilio che lo stesso Brecht ha conosciuto molto bene, per averlo a lungo sperimentato durante gli anni del regime nazista; l'etica di Keuner è quindi la stessa del suo autore, basata su una strenua resistenza quasi maniacale. E' lo stesso Brecht ad affermare: «So che di me si dirà: è stato un maniaco». Keuner è un tributo a questa mania. Un modo infinitamente semplice, ma risonante di essere esuli, esiliati dalla realtà e dal senso.

Elisabetta Paraboschi

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