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Domenica 5 Novembre 2006 - Libertà

Il Teatro Gioco Vita va a Pechino
Diego Maj: «Rappresenteremo la cultura italiana»

Con il nuovo allestimento dello spettacolo "L'uccello di fuoco" nell'Anno dell'Italia in Cina 2006
In cartellone anche un altro piacentino illustre: Giorgio Armani

PIACENZA - Il Teatro Gioco Vita parte oggi per la Cina. L'uccello di fuoco, fiaba per musica e ombre (da L'oiseau de feu di Igor Strawinsky), con figure di Enrico Baj sarà in cartello da giovedì 9 a sabato 11 novembre, con inizio alle 19.30 per tutte e tre le repliche, all'Oriental Pioneer Theatre di Pechino.
Lo spettacolo, come ci ha ricordato Diego Maj poco prima della partenza, è inserito tra gli eventi che rappresentano l'Italia nell'ambito delle manifestazioni dell'Anno dell'Italia in Cina 2006, che hanno lo scopo di promuovere il "made in Italy" nelle più importanti città cinesi attraverso la presentazione di significativi eventi culturali e la divulgazione di progetti di innovazione scientifica e tecnologica.
«In Cina siamo già stati nel 1994 - spiega Maj ricordando quella prima tournée che anticipò i nuovi rapporti culturali ed economici tra i due Paesi, quando ancora la presenza italiana laggiù era una rarità -. Questa volta - prosegue - porteremo L'uccello di fuoco nel nuovo allestimento di due anni fa, che vanta il prestigioso contributo artistico di Mauro Bigonzetti e della Fondazione nazionale della danza».
Non una semplice ripresa, dunque, ma una nuova versione, matura e significativa evoluzione dello spettacolo originale. Ricordiamo che L'uccello di fuoco è uno spettacolo teatrale d'ombre e danza interamente costruito sul "racconto coreaografico" che Strawinsky ha composto nel 1909 per i Balletti russi: una fiaba raccontata attraverso la musica. E come Strawinsky ha creato la musica che si pone in diretto rapporto con la storia e, in funzione di ogni episodio, plasma la propria forma sonora, così lo spettacolo di Teatro Gioco Vita, grazie ad un sistema di segni scenici fortemente narrativi, si dà come il racconto di una storia.
Sul significato di questa seconda presenza di Teatro Gioco Vita in Cina, Diego Maj dichiara: «E' un'occasione molto importante per noi. Siamo inseriti - come mostra anche il catalogo Anno dell'Italia in Cina 2006, presentato due mesi fa alla Farnesina, dove eravamo presenti anche noi di Teatro Gioco Vita, con l'introduzione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e gli interventi di Prodi, D'Alema e di alcuni ministri cinesi -, in un cartellone culturale in cui c'è la rappresentanza italiana più illustre sia in campo culturale che scientifico, tecnologico, economico, artistico e di costume». A questo proposito, oltre a Diego Maj con Teatro Gioco Vita, c'è un altro famoso piacentino: Giorgio Armani, del quale è stata ospitata a Shanghai Retrospettiva, la mostra presentata nel 2000 al "Guggenheim" di New York.
«Siamo stati selezionati da una commissione - spiega Maj - per rappresentare quel settore del teatro giovane, quella che è la cultura teatrale giovanile italiana. In questo viaggio - prosegue Maj - ritroveremo alcuni amici: il "Piccolo" di Milano, che dieci giorni fa ha rappresentato L'arlecchino. Inoltre, alla festa dell'inaugurazione dell'Anno dell'Italia in Cina, è andato in scena uno spettacolo dello Studio Festi, che lo scorso anno Teatro Gioco Vita ha chiamato a Piacenza per concludere le celebrazioni per il bicentenario del Teatro Municipale».
Sull'interesse che la Cina, in questo momento, sembra nutrire nei confronti della cultura italiana, Diego Maj pensa che «il 2006, appunto l'anno dell'Italia in Cina, non solo vuole aprire il rapporto commerciale tra i due Paesi (l'Italia dopo la Francia e la Germania), ma anche far conoscere la cultura italiana. C'è l'intento di aprire, a Pechino, una scuola di canto e di musica e, in futuro, di avviare corsi di teatro. Non si tratta solo di interessi economici - conclude Maj - ma di promuovere la nostra cultura. Gioacchino Lanza Tomasi, sovrintendente del Teatro San Carlo di Napoli, mi raccontava di aver allestito un concerto, in apertura delle manifestazioni, con musiche di Rossini e Verdi che sono state molto applaudite. Quando, nello stesso, gli interpreti hanno eseguito O sole mio, gli spettatori cinesi hanno cominciato a fare ovazioni e applausi a scena aperta, per tutto il tempo. C'è uno stereotipo, è vero, ma anche un sincero interesse nei confronti della nostra cultura».
Un interesse che suona come un buon segno. Con la volontà, secondo le parole del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, «dell'Italia a non rimanere estranea alle grandi trasformazioni in atto, di parteciparvi come protagonista e di coglierne tutte le opportunità». E con l'auspicio che la manifestazione renda più intensi i legami che uniscono il popolo italiano e quello cinese. E l'arte, si sa, arriva al cuore prima e meglio di ogni altra cosa, creando un clima di pace e di fratellanza.

Eleonora Bagarotti

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