Martedì 31 Ottobre 2006 - Libertà
Bahrami: tutte le piacevolezze di Bach
Stasera al Municipale il pianista iraniano affronta le "Variazioni Goldberg"
PIACENZA - Il concerto che il pianista iraniano Ramin Bahrami terrà stasera alle 21 al Municipale, eseguendo quel vertice della musica per tastiera di tutti i tempi che sono le Variazioni Goldberg BWV 988 di Bach per il secondo appuntamento della Concertistica curata dalla Fondazione Toscanini è un evento che i piacentini innamorati della musica molto difficilmente potranno perdersi, a meno che non siano trattenuti lontano dal teatro da qualche catastrofe. Questo per una doppia ragione: per l'opera d'arte in se stessa, e per l'artista chiamata a eseguirla.
Che cosa dire, in poche righe, delle Variazioni Goldberg, architettura musicale di vertiginosa perfezione matematica che, impiegando le più sapienti tecniche di variazione, contrappunto e sviluppo fa sbocciare dal basso della struggente Aria iniziale (una sarabanda) trenta variazioni e un'aria col da capo che sembrano esaurire in sé ogni possibile invenzione? Il racconto del biografo Forkel, secondo cui Bach avrebbe composto nel 1742 queste variazioni alla portata giusto di virtuosi di trascendentale abilità tecnica per il suo allievo appena quindicenne Johann Gottlieb Goldberg (che, suonando questa musica, avrebbe guarito il conte von Brühl dall'insonnia!) va preso con molte, ma molte, molle. L'unica cosa importante è che le Variazioni sono una di quelle opere d'arte in cui la pura bellezza che nasce dell'armonia delle forme risplende in modo tale da farci dimenticare per un attimo di essere uomini di questo mondo. E, con l'eccezione del sommo sacerdote del clavicembalo Gustav Leonhardt, oggi nessun esecutore al mondo delle Goldberg merita forse di essere ascoltato e studiato come il trentenne Ramin Bahrami, iraniano trapiantato in quel di Stoccarda, genio irrequieto del pianoforte diplomato al Conservatorio di Milano con Rattalino (che ha scritto di lui: «Gli ho insegnato a sopportare il morso, ma non l'ho domato; e spero che continui a essere com'è»). Il fatto è che Bahrami, che pure si è confrontato splendidamente anche con Mozart e Musorgskij, sembra dominato da una sublime ossessione per Bach (ha inciso a 30 anni anche L'arte della fuga). Nella sua ricerca di una via personale a Bach sul pianoforte (un "pianismo bachiano" che ha saputo gettare le basi della sua riscossa sui "concorrenti" clavicembalisti soprattutto sul terreno delle Goldberg), Bahrami sembra occupare il centro di un campo magnetico. Uno dei suoi maestri di perfezionamento è stato il grande concertista ungherese András Schiff, impareggiabile dandy del Bach "con colore". Il suo grande modello di lavoro è Glenn Gould, la cui carriera discografica fu incorniciata da due epocali e "simmetriche" incisioni delle Goldberg (una "veloce" e una "lenta"). Ma la sua maestra più importante è stata Rosalyn Tureck, l'indimenticata pianista americana scomparsa nel 2003 che è stata il modello dell'interpretazione di Bach al pianoforte e, nel 1950, firmò il disco delle Goldberg forse più memorabile di sempre.
Esempio insuperato di austerità e di classica bellezza di fraseggio, Tureck sorprendeva dicendo: «Suonare Bach, per me, non è uno sfoggio di tecnica, ma è esperienza vissuta». E' così anche per Bahrami, pianista classico e anticlassico, rigoroso e trasgressivo, che lascia filtrare una sfrenatezza quasi febbrile sotto il manto della sua austera intellettualità. Il suo corpo a corpo con Bach è un lavoro in continua evoluzione. Ha inciso, nel 2004, delle Goldberg stupende. Eppure, come certamente ci farà sentire stasera, quel grande disco di due anni fa dev'essere già superato, perché Bahrami, l'inquieto cavaliere persiano della tastiera, è già più avanti, oltre, altrove, non afferrabile e non prevedibile. Non perdetelo.
Alfredo Tenni