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Venerdì 27 Ottobre 2006 - Libertà

Cure palliative, esperti a raduno nell'istituto Verani

FIORENZUOLA - «Non si è mai abbastanza preparati ad affrontare la morte di un paziente, a gestire la fase finale della sua vita»: così Claudia Ghisoni, oggi direttrice del centro anziani Verani di Fiorenzuola, e per anni assistente di base, a stretto contatto con gli anziani ospitati nella residenza sanitaria assistenziale.
«Da anni - dice la Ghisoni - lavoriamo per migliorare il nostro lavoro di cura, la relazione con il malato, che passa anche attraverso piccole cose, decisive però per conservarne una dignità. Per fare qualche esempio: abbiamo lavorato molto con le nostre infermiere e assistenti sul linguaggio non verbale per comunicare con chi è in fase terminale, arrivando anche al massaggio del corpo. La cura della persona è importante: a una delle nostre pazienti, poco prima che morisse, abbiamo continuato a fare la messa in piega. Ci deve essere anzi un supplemento d'attenzione in questa fase di sofferenza». Proprio sui temi dell'assistenza al paziente moribondo e delle cure palliative che lo sollevano dal dolore fisico, la Fondazione Verani Lucca, che gestisce il centro, ha organizzato per oggi una giornata di studio (dalle ore 8 alle 18) aperta a operatori, medici, fisioterapisti, infermieri della provincia (50 i posti disponibili, con partecipazione gratuita). Interverranno due rappresentanti del Gruppo di ricerca geriatrica di Brescia, Elena Venturini e Luca Pedroni. Al corso di formazione parteciperanno gli operatori della rsa di Fiorenzuola, dove alla cura del paziente cronico o terminale, si è chiamati tutti i giorni. Anche con soggetti relativamente giovani.
«Nella nostra struttura - riferisce la Ghisoni - vengono ricoverate anche persone attorno ai 60 anni, in assenza di strutture vere e proprie di hospice (nel Piacentino è stato attivato solo l'hospice di Borgonovo con una decina di posti)». Oltre alla cura del malato terminale da un punto di vista empatico e relazionale, il convegno prenderà in esame l'aspetto farmacologico, affrontando il tema della terapia del dolore e delle cosiddette cure palliative. Al Verani rispetto a queste ultime, prosegue al direttrice, si applica «un'accurata scala di valutazione del dolore, che viene costantemente monitorato».
Si guardano, per esempio, lo stato di agitazione e persino le contrazioni del viso del paziente. Le sostanze (come i farmaci a base di morfina) vengono perciò somministrati in base a questa scala di valutazione, per ridurre il dolore. Anche questo fa parte della dignità. Ultima, ma fondamentale componente della cura, dicono al Verani, «è non pensare che il malato terminale sia necessariamente avviato alla morte. In strutture come questa vengono ricoverati pazienti stabilizzati, dopo essere stati dimessi dall'ospedale».

d. m.

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