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Martedì 12 Settembre 2006 - Libertà

Antologia su Piacenza
Le testimonianze di viaggiatori e scrittori

Da Livio a Montanelli - Il libro della Fondazione, a cura di Gazzola e Pareti, raccoglie testi di storici e giornalisti dal tempo dei romani ad oggi

E' un libro importante Passaggio a Piacenza edito da Scritture con il prezioso contributo della Fondazione di Piacenza e Vigevano. Il volume (circa 400 pagine) è frutto di un lavoro certosino compiuto da Eugenio Gazzola e da Stefano Pareti. Entrambi - con piglio sincero e autentico - hanno effettuato una ricerca che non ha eguali nella pubblicistica di casa nostra e hanno messo insieme una prestigiosa antologia di sguardi forestieri (come dice il sottotitolo) sulla città. Il libro sarà presentato il 27 ottobre e da quel giorno sarà disponbile presso la Fondazione di Piacenza e Vigevano.
Un lavoro improbo, difficile, puntiglioso; una raccolta di saggi, articoli, poesie e quant'altro su Piacenza. Giornalisti, scrittori e narratori che hanno transitato da queste parti, sono suddivisi nelle varie sezioni che compongono il volume: Un quadro di riferimento con testi di Anna Maria Matteucci e di Alberto Cavallari; Viaggi e racconti, le impressioni su Piacenza di Tito Livio e Leonardo da Vinci, Francesco Guicciardini e Benvenuto Cellini, Michele de Montaigne, Carlo Goldoni, Stendhal, Massimo D'Azeglio, Charles Dickens, Edmondo De Amicis, Alfredo Panzini, Guido Piovene, Giovanni Arpino, Giorgio Manganelli, Guido Ceronetti, Gianni Celati, Cesare Brandi, Vittorio Sgarbi, Sebastiano Vassali e altri meno noti, ma non per questo meno incisivi. La terza parte s'intitola Reportage e comprende autori quali Giovanni Comisso, Indro Montanelli, Giorgio Bocca, Luigi Barzini, Glauco Licata, Giuseppe Tarozzi, Marco Moussanet e Maurizio Chierici. C'è poi una sezione molto suggestiva dedicata ai poeti che hanno trattato Piacenza: Olindo Guerrini, Giorgio Caproni e Attilio Bertolucci. Nella sezione La forma della città, Gazzola e Pareti riprendono gli scritti dedicati ai Piani regolatori urbani dal 1933 al 1969 coi testi di Vincenzo Bucci, Leonardo Borgese e Ibio Paolucci per sconfinare poi in provincia coi racconti sul Bettola, Castellarquato, Chiaravalle della Colomba e Veleja Romana e, infine, un commiato di Bruno Cassinari, stupendo e straordinariamente poetico, un testo in cui è scritto come si possa amare questa città pur essendo lontani. E poi un'appendice dal titolo Cartoline da Piacenza a cura di Elena Antonini e i cenni biografici su tutti gli autori citati da Gazzola e Pareti. Insomma, una mole di documenti immane per un libro che fa solo bene a Piacenza.
E fa un certo effetto rileggere Giorgio Bocca, quando nel 1962 oltre che scrivere che Piacenza galleggiava sulla m?, aggiungeva che "negli anni dell'industrializzazione l'Agnelli di questa città è stato il colonnello comandate dell'Arsenale", sottolineando come l'Arsenale fosse "un polmone asfittico dentro la città". Bocca tornò vent'anni dopo, nel 1982. Parlò di città guelfa e conventuale, di basiliche e di nebbie, di anni cretini con le villette sulle colline di Rivergaro. Dei nuovi ricchi con la piscinetta a fagiolo. Ci sono poi nel libro le riflessioni di Alberto Cavallari, innamorato di questa città che poco o nulla fa per farsi amare: Piacenza città lunare, più lombardia che Emilia, anomalia bianca dell'Emilia rossa, papalina e cardinalizia, città in cui mezza Italia ha fatto il soldato. Trascina inoltre il lettore la descrizione che di Piacenza fa Guido Ceronetti, quando nel 1983 percorre - lungo il suo itinerario tutto italiano - la nostra città, ammirando la bellezza della basilica di Santa Maria di Campagna, ma anche l'inquietudine della centrale di Caorso, che "imprigiona e sfrutta per fini pratici la più taciturna e rovente energia del mondo". E sorprende Giorgio Manganelli quando, nel 1978, sceso a patti con brodi e Gutturnio, dopo avere preso "un ectoplasma di tassì", si avvicina "allo sdegnoso e periferico Palazzo Farnese", baluardo cinquecentesco di una città, Piacenza, in cui il gotico tiene sapientemente a bada il romanico. Manganelli è in città per una mostra su "Gotico e Romanico". Ma le sale in cui ha sede la mostra sono chiuse, e Manganelli si consola con la basilica di Sant'Antonino e con una città che è rintanata in un centro storico tutto da scoprire.
Piacenza a metà tra i Pianeti della Fortuna (Montanelli) e il laboratorio politico (Maurizio Chierici). Lo scrittore e giornalista parmigiano, descrive con linearità e bravura il successo del giovane sindaco Roberto Reggi e l'insediamento a Libertà di Gaetano Rizzuto che darà al quotidiano un veste english, coi fatti separati dalle opinioni. E poi ci sono i luoghi visti da Giampaolo Dossena, scrittore e critico letterario. Dossena va a scovare dove è nato Pietro Giordani e dove ha vissuto Valente Faustini. Paradossale è l'avventurosa storia del museo negato: Sandra Soster ripropone l'incredibile vicenda di un museo, il nostro, che sembra essere appartenuto al teatro dell'assurdo più che alla realtà quotidiana. Guido Piovene, nel suo Viaggio in Italia, ci regala invece una pagina delicata.
Potremmo continuare all'infinito, giocare a rimpiattino con la storia per poi farci prendere a calci dalla cronaca. Gazzola e Pareti l'hanno fatto, con dovizia di particolari. Soprattutto Pareti, che di Piacenza è stato sindaco tra il 1980 e il 1985, e che conosce aspetti e segreti di questa città che viene finalmente messa a nudo, nel bene e nel male. Poeti e scrittori, narratori e viaggiatori, nel corso dei secoli hanno visto i dettagli di una Piacenza che noi, abituati da sempre alle sue mura e alle pietre levigate, uguali a se stesse, non possiamo cogliere. Ci siamo dentro da troppo tempo. Siamo assuefatti. Purtroppo. E non bastano i cortili che sanno di storia, le ragazze di ieri oggi adulte, i sogni primaverili a sconfiggere le nostre mediocrità provinciali.
Ergo, un ottimo libro, un volume da conservare e da leggere. Può servirci come antologia di casa ma anche come antibiotico per guarire dai difetti che ci portiamo addosso, da troppo tempo. Gli altri, quelli che vengono da fuori, questi difetti li vedono, i narratori li descrivono, non certo per spocchia. Pareti e Gazzola con il loro libro, li hanno messi a nudo. Grazie soprattutto agli altri, agli scrittori. Tutto ciò non è poco ed indicativa, in proposito, la citazione di Willam Shakespeare in apertura: "Quelle dei viaggiatori non furono mai frottole, anche se qualche pazzo sedentario non è disposto a crederle".

MAURO MOLINAROLI

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