Venerdì 27 Ottobre 2006 - Libertà
La montagna si impara fin da piccoli
Parte domani il corso di alpinismo giovanile organizzato dal Cai
Imparare ad arrampicare, a governare il proprio corpo e a sfruttare le naturali capacità motorie: da domani i bambini e i ragazzi piacentini potranno farlo nella palestra Lomazzo, in via Giordani, grazie al Club alpino italiano. Ogni ultimo sabato dei mesi di ottobre, novembre e gennaio, dalle 15 alle 17, gli accompagnatori di alpinismo giovanile del Cai saranno a disposizione di bambini e ragazzi dagli 8 ai 17 anni offrendo loro la possibilità di muovere i primi passi in verticale.
L'iniziativa rientra nel calendario delle attività organizzate per l'autunno e l'inverno dalla Scuola di alpinismo giovanile della sezione piacentina del Cai. Un programma che prevede attività motorie ma anche incontri pubblici, come quello che si svolgerà venerdì 24 novembre (ore 21) nell'auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano, in via Sant'Eufemia 12. Saranno proiettate, con la presenza dei protagonisti, le immagini della spedizione internazionale di alpinismo giovanile al monte Elbrus (5.642 metri) in Russia, a cui hanno preso parte anche tre piacentini: il 17enne Andrea Merli, da 10 anni nella scuola di alpinismo giovanile del Cai, il capospedizione Aldo Scorsoglio e l'accompagnatore nazionale Pippo Bianchi.
La montagna, sottolineano al Cai, esercita un fascino innegabile su adulti e piccini. In montagna si può cominciare ad andare sin da piccoli in compagnia di mamma e papà, in gita con la scuola, in colonia d'estate e, perché no, con un corso di alpinismo a misura di ragazzo. La montagna è anche un ambiente educativo (quanti esempi di grandi uomini tra gli alpinisti) dove si insegna a collaborare con compagni, a fidarsi l'uno dell'altro, a raggiungere un obiettivo con i propri mezzi.
Il Club alpino italiano ha dedicato ampi spazi ai ragazzi fin dai suoi primi anni di vita, sviluppando nel tempo un vero e proprio progetto educativo. «Si sfrutta l'ambiente montano per imparare a conoscerlo, a rispettarlo e a frequentarlo in tutta sicurezza - dicono gli accompagnatori del Cai -. Si "impara facendo", si "impara giocando", così è più facile apprendere le basi della cartografia e dell'orientamento, delle tecniche con cui affrontare un'escursione, una via ferrata, e addirittura si muovono i primi passi su roccia e ghiaccio. Si parla di flora e fauna, di geologia, di lettura del paesaggio e si "mescola" il tutto perché si possa godere di ciò che ci circonda: da questa consapevolezza può nascere solo il rispetto per la montagna». Ma ci si diverte anche, viene sottolineato, «lontano dalle quattro mura che ormai costituiscono l'unico ambiente conosciuto ai nostri ragazzi, popolato da presenze ben poco educative come la solitudine e come si rivelano spesso tv e videogiochi».
Gli accompagnatori di Alpinismo giovanile del Cai, si occupano prevalentemente dell'avvicinamento dei ragazzi alla montagna e per ottenere il titolo devono superare corsi selettivi e piuttosto severi; mantengono inoltre sempre alto il loro livello tecnico e didattico.