Fondazione di Piacenza e Vigevano Stampa
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Sabato 21 Ottobre 2006 - Libertà

Tra i segreti della chiesa di San Sisto

Ieri in Fondazione la presentazione di una preziosa guida

«Una vera e propria Galleria, un Museo d'arte rinascimentale»: suonano lusinghiere le parole di Lucia Fornari Schianchi nei riguardi della Chiesa di San Sisto, a giudicare dalla definizione con cui la Sovrintendente per il patrimonio storico ed artistico di Parma e Piacenza ha aperto ieri pomeriggio l'incontro di presentazione, tenutosi all'Auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano, della nuovissima guida dedicata all'antica basilica piacentina.
La chiesa di San Sisto a Piacenza (ed. Diabasis, Reggio Emilia), fresca di pubblicazione ed ultima nata della collana Belvedere, collezione di autorevoli volumi d'interesse storico-artistico sulle bellezze architettoniche in territorio piacentino e parmense (ricordiamo, fra i titoli già usciti grazie al costante e convinto patrocinio della Fondazione di Piacenza e Vigevano e del suo presidente Giacomo Marazzi, le "monografie" su Santa Maria Di Campagna e sui borghi medievali di Vigoleno, Bobbio e Castellarquato), vanta inoltre i preziosi contributi di Davide Gasparotto, funzionario della Sovrintendenza e stimato studioso di pittura e scultura locale, e di Bruno Adorni della Facoltà di architettura dell'università di Parma, i quali, entrambi presenti all'incontro di ieri, hanno illustrato le specifiche sezioni del testo di loro competenza.
Adorni per primo, giunto in leggero ritardo rispetto ai tempi prefissati, ha ampiamente ricompensato l'attesa del pubblico avanzando dapprima convinti e periti apprezzamenti in merito all'«inimitabile» cucina piacentina, di cui si professa un esperto estimatore, quindi, piuttosto che continuare soffermandosi sulla descrizione delle modificazioni architettoniche subite dalla chiesa e dal monastero edificati su progetto dell'architetto di lezione bramantesca Alessio Tramello (cui spetta la paternità di altre due splendide chiese piacentine, Santa Maria di Campagna e San Sepolcro), argomento centrale del saggio che nel volume reca la sua firma e la sua curatela, ha preferito tessere gli elogi sulla pressoché integra compattezza conservata dall'assetto urbano di Piacenza dal Medioevo in avanti, perfettamente riconoscibile non solo dai tracciati urbani ma anche dal punto di vista dei tanti edifici, palazzi e luoghi di culto superstiti.
Gasparotto, cui è toccato il compito più arduo, ossia quello di redigere un puntiglioso "inventario" della decorazione pittorica, plastica e degli arredi lignei che costituiscono l'inesauribile "tesoro di San Sisto", e quindi la sezione centrale della guida, ha palesato il criterio cardine di tale approfondita descrizione, non dunque di carattere topografico, cioè in base all'attuale ubicazione delle opere d'arte, bensì di natura cronologica, scelta rivelatasi infinitamente più preziosa per il visitatore in quanto volta a ricostruire anche la vicenda esistenziale delle stesse, a partire dalla celeberrima Madonna Sistina di Raffaello, ora a Dresda.

ALESSANDRA GREGORI

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