Fondazione di Piacenza e Vigevano Stampa
  Rassegna Stampa
spazio
  Comunicati Stampa
spazio
  Eventi Auditorium Piacenza
spazio
  Eventi Auditorium Vigevano
spazio
  Comunicazione
spazio

 
Home Page     Rassegna Stampa   


Giovedì 12 Ottobre 2006 - Libertà

Cittadella d'arte, il "nodo" della gestione
Marazzi: consegneremo un valore. Squeri: apertura a più soggetti

Si delinea il progetto sul palazzo della Fondazione in via Santa Franca. Accoglierà la Ricci Oddi bis e la collezione Mazzolini

Occasione d'oro e sfida impegnativa per la città. E' il palazzo ex Enel di via Santa Franca, di proprietà della Fondazione di Piacenza e Vigevano, che generosamente lo metterà a disposizione della comunità dopo la sistemazione degli spazi interni (per un valore, tra acquisto e adattamento, sugli 8 milioni di euro). Il vescovo Luciano Monari, alla mostra "L'anima del 900" in palazzo Farnese si è soffermato sulla grande opportunità di un edificio che accoglierà la Ricci Oddi-bis e opere della collezione Mazzolini donata alla Diocesi. Ma fin d'ora affiora un "nodo": la gestione.

Cresce, dunque, l'interesse generale su questa futura e prestigiosa cittadella dell'arte, che non avrà però tempi brevi, al minimo un paio di anni. Il progetto materiale in realtà sta camminando (è affidato all'architetto Angelo Benzi) per impulso della Fondazione.
«Abbiamo dato la disponibilità di ristrutturare tutto il palazzo - ci aggiorna il presidente Giacomo Marazzi - unendolo alla Ricci Oddi, con cui farà corpo unico». Visti i vincoli sull'edificio che ospita la galleria d'arte moderna, creare un collegamento diretto tra i due edifici, per quanto poco distanti, ma anche pianificare la presenza di una caffetteria, di servizi espositivi come si conviene in simili spazi culturali, non è una passeggiata. Serve tempo e pazienza nella ricerca delle soluzioni più idonee oltre che condivise dalla Soprintendenza.
Marazzi conferma anche la scelta di accogliere su un piano un centinaio delle opere più significative - di fatto quelle in mostra attualmente al Farnese - della corposa Collezione Mazzolini. Ponte ideale tra l'Ottocento della Ricci Oddi - che qui potrà finalmente ampliare le sue aree espositive - e il Novecento, con dipinti e sculture donati alla Diocesi, storicizzati sì, ma tutti alle soglie della contemporaneità.
Il palazzo potrà contare su grandi saloni (al secondo piano vi sarà uno spazio di 500 metri quadrati) e certo la sua centralità ed eleganza lo rendono una "casa" ideale per la cultura visiva che si appresta ad accogliere, ma proprio per queste eccellenze e per l'importanza delle collezioni, ci si interroga su come verrà gestito. Occorrono corpose risorse. Chi le mette?
E' questo il vero punto di interesse che impegna in fondo tutti i soggetti coinvolti, anche se su piani diversi. Si tratterà, anzitutto, di incrociare le realtà della Fondazione di Piacenza e Vigevano, ente privatistico che fa la sua parte affidando un grande valore alla città (forse sotto forma di comodato alla Ricci Oddi, seppure la formula è tutta da studiare), poi c'è la Ricci Oddi stessa, sostenuta dal Comune, già ente morale oggi in cerca di una sua dimensione statutaria e giuridica ben disegnata. E ci sarà in campo la Fondazione intitolata ai Santi Antonino e Colombano, presieduta da Renzo Capra, che dispone della collezione Mazzolini per cura della Diocesi.
Non si presenta scontata la ripartizione di convivenze e responsabilità. Sebbene sia chiaro che la Fondazione di via Sant'Eufemia il suo ruolo lo ha già esercitato acquisendo e ora sistemando il bene. Anche Marazzi confessa di interrogarsi proprio sul tema della gestione futura.
Gli uffici del Comune stanno seguendo l'evoluzione del progetto per il collegamento della Ricci Oddi e del palazzo, conferma l'assessore Alberto Squeri (Cultura) nel frattempo la Ricci Oddi - prosegue - si è impegnata a lavorare sull'occupazione degli spazi e deve stendere il piano di gestione. Ma è noto che i fondi stanziati dal Comune (150mila euro all'anno) attualmente bastano appena a tenere dignitosamente in vita la galleria. Come far fronte ad un raddoppio anche degli oneri gestionali?
«E' chiaro che queste ipotesi dovranno tener conto di una attività molto diversa rispetto alla attuale» dice Squeri. Si tratta, a suo giudizio, di introdurre dinamismo con soggetti che si affianchino nel sostegno e con sforzi di tipo organizzativo. «Penso alla produzione di mostre, ad attività che permettano di recuperare risorse». A strategie culturali come quelle di significativi spazi espositivi lanciati in questi ultimi anni in tante città d'arte. Ma per partire, servono trampolini solidi.
«Evidentemente il modello attuale della Ricci Oddi ha fatto il suo tempo, occorre affrontare una trasformazione». Tocca anche alla città, alle risorse private, decidere se davvero si vuol valorizzare questo bene collettivo.

Patrizia Soffientini

Torna all'elenco | Versione stampabile

spazio
spazio spazio spazio
spazio spazio spazio