Domenica 15 Ottobre 2006 - Libertà
Deledda, una scrittrice universale
Alla riscoperta delle sue opere letterarie meno note
Ieri in Fondazione un convegno organizzato dal Gremio Sardo "Efisio Tola" con le docenti Guiso e Zizi
Grazia Deledda, scrittrice dalla produzione sterminata, che ancora attende «un'analisi critica seria e doverosa», al di là degli stereotipi che la vogliono narratrice solo della Sardegna e delle sue ataviche tradizioni. Se ne è parlato ieri all'auditorium Santa Margherita durante il convegno "Grazia Deledda tra temi regionali e valori universali", organizzato dal Gremio sardo "Efisio Tola" di Piacenza, in collaborazione con la Fasi (Federazione associazioni sardi in Italia), il comune di Galtellì, l'Isre (Istituto superiore regionale etnografico) della Sardegna, la Fondazione di Piacenza e Vigevano, la Regione Sardegna e il liceo classico "Melchiorre Gioia" di Piacenza, con l'intermediazione di AndaFiere.
L'occasione per risvegliare l'interesse nei confronti della complessa personalità artistica di Deledda ha coinciso con la ricorrenza di due anniversari: gli 80 anni dal conferimento del Premio Nobel per la letteratura nel 1926 (consegnato a Stoccolma il 10 dicembre 1927) e i 70 anni dalla morte, avvenuta a Roma nel 1936. Nella capitale si era definitivamente trasferita nel 1900, fatto che spesso - ha evidenziato ieri Angela Guiso, docente di lettere al liceo scientifico "Fermi" di Nuoro e autrice di monografie deleddiane - viene dimenticato. La relazione di Guiso ha proprio messo in luce la produzione letteraria della scrittrice dedicata al Nord Italia, rimasta pressoché sconosciuta. Grazia Deledda, nata a Nuoro nel 1871, aveva infatti sposato Palmiro Madesani, originario di Cicognara, e nelle campagne della bassa Lombardia, tra Mantova, Cremona e il Po, si recava periodicamente. Inoltre, la meta preferita delle sue vacanze era la romagnola Cervia (insieme al litorale romano e, prima ancora, alla Versilia). Per accostarsi a questo volto poco noto della scrittrice, Guiso ha invitato a leggere i romanzi Nostalgia del 1905, L'ombra del passato del 1906, Annalena Bilsini del 1927, Il paese del vento del 1931 e L'argine del 1934, ambientati nella pianura padana.
Se i paesaggi della Sardegna infatti «appartengono a Deledda per diritto, avendoli ereditati col sangue e l'educazione e accettati col sentimento nella corrispondenza a colori e profumi», quelli dell'Italia settentrionale diventano ugualmente suoi «per una sorta di processo di adozione». Vi rientrano «i campi coltivati e la religione del lavoro». Così, alla natura incontaminata dell'Isola, «succede il paesaggio agrario della pianura padana in aderenza a quello celebrato nella poesia di Giovanni Pascoli».
La docente ha inoltre ricordato come Nostalgia (apprezzato anche dalla critica americana) e L'argine siano stati riconosciuti come opere molto originali, specie il secondo, «per le soluzioni stilistiche, l'inquietudine dei personaggi e la crisi esistenziale dell'io».
Sulle indimenticabili figure femminili («eroine tragiche, grandi nel patire») dei romanzi deleddiani si è incentrato il contributo di Viviana Zizi, insegnante al liceo "Ulivi" di Parma. Donne forti, volitive, padrone della loro vita e a volte - come in Marianna Sirca, nell'Edera e con la Noemi di Canne al vento - di quella degli altri. Specchio di una realtà sociale in cui gli uomini, impegnati nella pastorizia, erano spesso via da casa e toccava alle mogli tenere le redini dell'economia domestica e curare l'educazione delle nuove generazioni.
La scrittrice, che a Nuoro veniva chiamata «sa contularja», «la chiacchierona», prendeva spesso spunto dalla realtà, tanto che - ha commentato Zizi davanti alle fotografie di Galtellì in mostra alla Fondazione - si riescono a riconoscerne le ambientazioni ancora oggi, anche grazie a intelligenti politiche di conservazione da parte dei comuni». Il convegno si era aperto con i saluti della presidente del Gremio sardo, Wally Salvagnini, e della preside del liceo "Gioia", Gianna Arvedi, che ha auspicato si possano aprire ulteriori prospettive per il turismo scolastico in Sardegna. Al termine, da Salvagnini i ringraziamenti a tutti coloro che hanno contribuito alla buona riuscita della giornata, conclusasi con i sapori delle specialità sarde, offerte agli intervenuti.
ANNA ANSELMI