Domenica 24 Settembre 2006 - Libertà
Bellocchio: sulle nomine
la sinistra è come la destra
Con "Sorelle" (girato a Bobbio) alla Festa di Roma
Il regista, premiato a Ischia, "spara" anche su Rutelli
ischia (NA) - «Questo governo di centrosinistra si sta comportando come quello precedente di destra»: ribelle nel dna, Marco Bellocchio ha sempre parlato scomodo e non manca di farlo ancora criticando le scelte della sinistra nel cinema.
«Auguro scelte più coraggiose e innovative, per ora vedo immobilismo e prassi lottizzatorie. Insomma sono preoccupato», aggiunge il regista premiato con il Gattopardo d'oro 2006 al Premio Luchino Visconti in corso a Ischia alla fondazione La Colombaia.
Il riferimento è ad alcune nomine, i cambi al vertice dell'istituto Luce e di Cinecittà Holding e i possibili cambi al Centro sperimentale di cinematografia. «Hanno fatto bene a confermare Luciano Sovena, una persona di destra messa dall'altro governo ma che è stato molto capace. Approvo questo comportamento. Invece - sottolinea - che senso ha mettere a capo di istituzioni cinematografiche importanti gente che niente o poco sa di cinema? Magari per accontentarli dopo una mancata elezione? Ne ho parlato anche con Citto Maselli e condivideva il mio malumore. Eppure il ministro per i beni culturali Francesco Rutelli è una persona intelligente, ma sono deluso. Nella divisione dei posti hanno dato più importanza ad accontentare magari i delusi dalle elezioni che a fare scelte giuste».
E citando Visconti, che da giovane fece un'invettiva contro "i cadaveri" che a suo dire governavano il cinema in Italia (idealmente ripreso nella frase tormentone del suo ultimo film, Il regista di matrimoni), Bellocchio aggiunge: «Non credo che in Italia per il cinema comandino i morti ma attenzione che in questo governo di centrosinistra non prevalgano i morti o vecchie logiche».
Il regista piacentino, notoriamente critico fino all'irriverenza verso il cattolicesimo (lui che ha studiato dai salesiani) ma anche verso il comunismo, in età matura è coerente con ciò che è stato da giovane, all'epoca dei Pugni in tasca, il suo primo film datato 1965, e del Nome del padre del 1971, e aggiunge: «Noi cineasti dobbiamo difendere questo spirito di ribellione, questo non essere riconciliati con la realtà, perché il cinema è un'arte oggettivamente contraria al conformismo e guai se lo dimentica».
Cosa che invece rischia di fare, prosegue Bellocchio, «in un mercato dominato dalla tv e che obbliga a sempre più autocensure». In questo senso, nell'anno del centenario dalla nascita, può essere importante la lezione di Luchino Visconti, «del primo Visconti, quello della Terra trema, di Bellissima, di Ossessione, fino a Senso. Un regista il cui rigore stilistico resta memorabile, una lezione di cinema. Nel cinema di oggi, così mediocre, così povero nella ricerca delle immagini che quasi potresti ascoltarlo come alla radio, i lavori di Visconti restano di un prezioso assoluto».
Dopo Il regista di matrimoni, interpretato da Sergio Castellitto e Donatella Finocchiaro, il regista ha cominciato a scrivere un nuovo film ancora top secret. Intanto però alla prossima Festa di Roma porterà Sorelle, un film ad episodi nato da diversi cortometraggi girati durante il corso di cinema che tiene a Bobbio, Farecinema. «Sarà - conclude Bellocchio - un evento cui parteciperà anche Bernardo Bertolucci nel cartellone del nuovo festival di Roma».
Alessandra Magliaro