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Domenica 17 Settembre 2006 - Libertà

Angil dal Dom
Grazie Lipeti.
Un premio per il coraggio di Paolo Rizzi

Angil dal Dom: questa mattina sul sagrato del Duomo viene consegnato a Francesca Lipeti, il medico missionario del popolo Masai, il prestigioso riconoscimento della Fondazione
Nella sezione Piacenza

Fieri. Sì, dobbiamo essere grati e orgogliosi per quello che fa Francesca Lipeti, il medico piacentino, che presta la propria opera da più di dieci anni tra i Masai del Kenia, in una terra arida e povera, in un continente insanguinato e pericoloso, in un tempo di guerre e squilibri paurosi.
E il premio Angil dal Dom ai piacentini che si distinguono all'estero non poteva essere più azzeccato, perché dà valore al servizio prestato in modo assolutamente gratuito, senza riflettori, lontano dai riconoscimenti ufficiali, di questa nostra concittadina.
Tra i piacentini egregi (fuori dal gregge) non abbiamo solo studiosi, cardinali, teologi, stilisti, calciatori e attrici, ma anche una giovane dottoressa, che esce col massimo dei voti da tutte le scuole, si specializza in Inghilterra e dedica la propria vita alle persone più povere e lontane del pianeta, una etnia discriminata anche nella propria patria.
Una testimonianza forte, umile perché silenziosa, ma coraggiosa perché fuori dagli schemi. Abbandonare la nostra terra e la nostra ricchezza, non in cerca di prestigio e soldi, ma per aiutare qualcuno che ha bisogno.
Un mio collega che è andato a trovarla questa estate l'ha definita "santa". Non ci interessa l'aspetto religioso di questa definizione, ma la provocazione al nostro modo di vivere: andare in un posto senza acqua e luce, senza case e strade, dove la sopravvivenza è il massimo che si può sperare e il bisogno sanitario totale.
Francesca è la rappresentante più alta di tutte quelle esperienze di solidarietà che fortunatamente Piacenza sa esprimere anche in questi anni verso i popoli più sfortunati.
Dalle adozioni a distanza ai nostri missionari in Brasile, dai laici impegnati nelle ong ai gemellaggi sempre più frequenti con paesi africani e del Sud del mondo fino alla costruzione di ospedali e scuole dove non ci sono.
Una fitta rete di contatti, aiuti, scambi, volti, che rafforza il cuore cosmopolita di Piacenza.
E allora ci piace pensare che Francesca diventi per noi tutti un esempio.
Che accanto alla legittima ricerca del nostro benessere ci sia anche la possibilità di fare scelte di vita così coraggiose.
Che i nostri giovani oltre ad idolatrare gli eroi televisivi e sportivi, possano anche guardare con ammirazione una testimone così diversa e radicale. Grazie Francesca.

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