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Lunedì 18 Settembre 2006 - Libertà

Francesca, orgoglio di Piacenza

Ieri in piazza Duomo la festa con la consegna dell'Angil alla coraggiosa dottoressa piacentina che vive tra i Masai
In tantissimi ad applaudirla e festeggiarla in Duomo

PIACENZA - A tutti i piacentini è venuto spontaneo guardare verso di lei, così apparentemente piccola, gracile e forte, dolce e decisa. La grande donna Francesca Lipeti ha invitato tutti gli accorsi a volgere lo sguardo da un'altra parte, verso l'alto, verso l'angelo che fa capolino sulla cattedrale. Così gli hanno insegnato i Masai che fin da piccoli, nei momenti di sconforto, guardano in alto, verso i monti. Ieri è stato il giorno di Francesca Lipeti. La cattedrale si è stretta attorno a questa dottoressa che per gli ultimi ha speso la vita, che per i poveri ha lasciato carriera, città e onori nel 1993. Salvo riprendersi, tredici anni dopo la sua partenza per il Kenia, il riconoscimento di una città orgogliosa e grata che le tributa l'Angil dal Dom 2006. Il prestigioso riconoscimento della Fondazione di Piacenza e Vigevano è stato consegnato a Francesca dalle mani del presidente Giacomo Marazzi. In quel momento il sagrato era colmo di visi sorridenti e commossi, tante autorità e soprattutto tanta gente comune che sul sagrato ha reso un omaggio del tutto personale alla Lipeti, fatto di ricordi, emozione e tanta gratitudine.

Una mattinata ricca di importanti significati etici, morali e religiosi quella di ieri, passati prima per le celebrazioni di Santa Giustina in cattedrale - co-patrona della diocesi e del Duomo stesso - poi dalla consegna dell'angelo d'oro ad una emozionatissima Lipeti.
Un clima altalenante ha scandito tutta la giornata, qualche goccia di pioggia ha impedito, ai volontari del Cai di fare la classica discesa del campanile, poco dopo il sole ha baciato il grande rinfresco sulla piazza che era preludio del pomeriggio di festeggiamenti. Subito dopo l'inaugurazione della "mostra di pittura e scultura" installata dalla Famiglia piasinteina sotto i portici di piazza Duomo, dalle 11 il vescovo della diocesi di Piacenza e Bobbio, monsignor Luciano Monari ha officiato le celebrazioni insieme al concittadino della Lipeti, l'arciprete di Cortemaggiore Luigi Ghidoni e al parroco della cattedrale monsignor Anselmo Galvani.
I turisti guardavano incuriositi quella prima panca subito sotto al pulpito, verso cui tutte le autorità e le loro fasce tricolori volgevano per una stretta di mano, una parola, un abbraccio. Francesca Lipeti accoglieva tutti con un sorriso, sembrava fin quasi stordita da quel via vai così distante dalla sua Africa.
Accanto a lei la presidente dell'Editoriale Libertà, Donatella Ronconi, il presidente della Fondazione Marazzi e l'assessore alla cultura Alberto Squeri. Poco prima dell'inizio dell'eucarestia le hanno reso omaggio il sindaco di Piacenza Roberto Reggi, il presidente del Consiglio provinciale Gabriele Gualazzini, il presidente di Confindustria Piacenza Sergio Giglio, quello di Confcommercio Giuseppe Parenti, il colonnello dei Carabinieri Giovanni Dragotta quello del Genio pontieri Amedeo Santoro con il colonnello comandante del Laboratorio pontieri Giuseppe Oddo e i più alti rappresentanti delle Fiamme gialle piacentine, il comandante della tenenza piacentina Carlo Germi e quello della tenenza di Castesangiovanni Agostino Terlizzi insieme al prefetto Alberto Ardia. La celebrazione è trascorsa insieme alle voci del coro della "Cappella maestro Giovanni" che hanno intramezzato un'eucarestia che il vescovo ha definito «carica di significati; un occasione di gioia per il riconoscimento a questa grande piacentina e di riflessione per tutta la comunità cristiana».
Dopo il saluto alle reliquie e le letture del Vangelo, incentrate sulla vita come la via crucis, il vescovo dalla sua cattedra ha pronunciato un omelia solenne e toccante. «Il Vangelo sembra voler spaventare ? ha detto di fronte ad una cattedrale colma di fedeli ? invece promette la vita dopo la morte. Se del paradiso si potesse già godere sulla terra, sarebbe come attraversare una strada grande e senza ostacoli, ma la vita è una strada stretta e piena di insidie; odio, cattiveria, falsità, per arrivare alla vita bisogna lottare contro queste. Il cammino è una lotta ? ha aggiunto nell'omelia ? siamo costretti ad incamerare i mali del mondo fatto dagli uomini, ma questo male non dobbiamo restituirlo indietro a chi ce l'ha dato. Cristo chiede ai discepoli "chi credete che io sia" la sua parola è la parola del messia mandato dal padre, possiamo dare credibilità alla sua parola perché se Dio lo ha resuscitato, le sue parole diventano più forti della morte».

Mattia Motta

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