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Mercoledì 20 Settembre 2006 - Libertà

Dalla Fondazione il "regalo" ai Masai
Marazzi: finanzieremo noi il pozzo chiesto da Francesca Lipeti

Dopo l'Angil dal Dom 2006 un'altra piacevole sorpresa per la dottoressa missionaria che lavora in Africa

Francesca Lipeti oggi torna in Africa con la valigia piena di buone notizie, perché il miracolo sussurrato all'orecchio dell'Angil dal Dom si è avverato. La necessità di un pozzo per il dispensario di Lengesim (dove vive e opera la "dottoressa dei Masai") era assolutamente impellente. E detto fatto, nel giro di pochi giorni la promessa di acqua pulita per l'ospedale sta per diventare realtà. Delle condizioni di povertà in cui versa la missione africana si era parlato ieri sulle pagine di Libertà, grazie ad un accorato appello lanciato da Alberto Gromi. E da quel momento in poi, tutto l'iter per la concretizzazione del progetto si è risolto tanto rapidamente quanto positivamente, grazie all'intervento risoluto della Fondazione di Piacenza e Vigevano. Il presidente Giacomo Marazzi infatti non ha perso tempo e ha rotto gli indugi con la praticità dell'uomo d'affari che sa che i premi vanno bene, ma i fatti fanno ancora meglio. «La dottoressa mi aveva già detto quale sarebbe stata la difficoltà. Poi, dopo aver letto l'appello abbiamo deciso: facciamo noi per i finanziamenti», ha spiegato ieri Marazzi.

Ieri mattina il progetto è stato immediatamente presentato alla Fondazione.
«Se ne occuperà una ditta keniota specializzata», ha aggiunto Marazzi. La speranza del presidente è che anche altri piacentini vogliano proseguire sulla falsariga. «Se il nostro contributo può servire da esempio, a far arrivare altri aiuti, allora avrà avuto un valore ancora più grande», ha concluso. La notizia ha lasciato incredula, per la rapidità e la generosità con cui il tutto è avvenuto, anche la stessa Francesca Lipeti.
«È un grande incoraggiamento, a cui devo rispondere con un grazie enorme. Sono commossa», ha detto ieri, alla vigilia della partenza. Ma il suo primo pensiero è andato ai suoi pazienti, perché sono soprattutto loro che potranno beneficiare del "miracolo" dell'acqua nella savana.
«Si dice che l'acqua è vita, ma in un posto così isolato lo è ancora di più - ha continuato -. L'acqua che abbiamo oggi non è potabile e nemmeno sufficiente. È rossa e rovina addirittura le fibre delle lenzuola. Se l'avessimo pulita lavarsi, prendere le medicine o anche solo lavare i pavimenti del dispensario, diventerebbe finalmente un'operazione possibile». L'entusiasmo è alle stelle, ma dottoressa, insignita dell'Angil dal Dom domenica mattina, non nasconde neanche le difficoltà.
«Padre Elio, un eminente geologo dell'Università di Ferrara, dopo una visita sul posto ha individuato un luogo a circa 800 metri dal dispensario dove ci ha assicurato che ci sono buone possibilità di trovare acqua. Ma se sarà potabile lo si potrà vedere solo all'apertura della falda - ha spiegato Lipeti -. Ora abbiamo bisogno dei permessi, che hanno un costo, per poi procedere con la perforazione e le tubazioni».
Chi ha puntato i riflettori sulle necessità quotidiane sostenute da Francesca Lipeti per aiutare il popolo Masai a sopravvivere, è stato Alberto Gromi. «Il merito della buona riuscita è unicamente di Francesca che ha saputo conquistarsi l'amore e l'affetto di tutti - ha voluto sottolineare, prima di continuare a farsi portavoce dei bisogni di quella piccola comunità -. Ma c'è ancora tanto da fare». «Tutti i giorni alla missione si guarda una spia per capire se ci sarà energia sufficiente, o se durante la notte bisognerà applicare le flebo alla luce di una candela - ha raccontato -. L'unica fonte energetica sono dei pannelli solari, collegati ad un generatore che funziona un'ora al giorno».

Ilaria Molinari

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