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Venerdì 1 Settembre 2006 - Libertà

Emidio Greco, il cinema come strumento di riflessione

Il regista ha presentato insieme a Vittorio Curtoni "L'invenzione di Morel", il suo film d'esordio

Il cinema come strumento di riflessione politica esociale, il film come mezzo d'indagine per tematiche profonde euniversali. La visione della settima arte espressa dal registaEmidio Greco davanti al pubblico di Carovane 2006 l'altrasera chiama direttamente in causa il contesto culturale degli anniSessanta e Settanta, che considerava ogni forma di espressioneartistica come la chiave per interpretare la realtà e svelarne imeccanismi nascosti.
Una simile riflessione nasce in ambitocinematografico all'inizio del Novecento e si ripropone ciclicamentenegli anni. A questa "corrente di pensiero" appartieneL'invenzione di Morel (1974), il film d'esordio di EmidioGreco, che mette in scena l'approdo di un naufrago su un'isola.L'uomo scoprirà presto che l'isola è abitata da alcuni villeggianti,ma capirà solo più avanti che essi sono solo le proiezionimeccaniche di persone che rimasero sull'isola per una sola settimanacinquant'anni prima. La pellicola è stata presentata dal regista inpiazzetta Pescheria. Ad introdurre la proiezione lo scrittore diromanzi di fantascienza Vittorio Curtoni.
«L'invenzionedi Morel appartiene al genere fantastico - ha detto Greco allaplatea di Carovane, che è rimasta in piazza fino all'una di notteper fargli domande sul film - ma non soprannaturale. La dimensionefantastica è un espediente narrativo per dire altro. Il film parladi temi reali, come il desiderio d'immortalità dell'uomo el'inquietudine che lo attanaglia durante la sua esistenza.L'immortalità, a mio parere, sta nella compenetrazione dellecoscienze Come diceva Borges, "Io sono stato Giulio Cesare,Alessandro Magno e Cervantes: la finitezza di ogni essere umanotrasmigra nella coscienza che ne hanno gli altri"». Grecoarricchisce la sua opera di un'altra interpretazione: «Lo ritengo unfilm politico. Il naufrago che approda sull'isola può essere vistoanche come un ribelle, i villeggianti che la popolano come irappresentanti di una società reazionaria che riesce ad uniformarloalla sua immagine». Il film è ispirato al libro omonimo di AdolfoBioy Casares e ai Racconti di Jorge Luis Borges, ma si chiudecon un finale diverso da quello letterario, non consolatorio, perchéil naufrago distrugge la macchina che gli consentirebbe di vivere ineterno con la proiezione dell'amata: «La libertà non presupponepossibilità di consolazione», ha precisato Greco. Il dibattito èproseguito con una serie di aneddoti sul periodo di lavorazione delfilm e si è concluso con l'impegno del regista a partecipare anchealla prossima edizione di Carovane.

al.s.

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