Mercoledì 27 Settembre 2006 - Libertà
Il Vescovo
Monari: un fecondo dialogo tra Chiesa e arte
Quella entrata a far parte del patrimonio della diocesi di Piacenza-Bobbio è una collezione di opere d'arte contemporanea non sacra. Per il vescovo Luciano Monari questa prima mostra esprime la possibilità di «vivere un fecondo incontro tra Chiesa e Arte, ascoltando l'uomo che si esprime attraverso l'istanza artistica. E, perché no, si interroga sul Trascendente, interroga Dio stesso. Nasce qui quella relazione, intrico profondo, dove l'arte può anche narrare quello che interessa alla chiesa che cerca e ascolta l'uomo nella molteplicità delle sue domande, delle sue questioni, delle sue speranze e delle sue delusioni. Senza la fretta di un'immediata risposta, ma con la pazienza dell'accadere della vita di ciascuna esistenza».
Sullo stesso tema interviene anche don Giuseppe Lusignani, coordinatore del comitato scientifico dell'"Anima del '900" e membro della Fondazione dei santi Antonino e Colombano, creata dalla diocesi per gestire il lascito. La Fondazione «è l'inizio - prosegue il vescovo - di un nuovo tempo di vita per questa Collezione: apertura verso un futuro tutto da inventare e da vivere. Con gratitudine ci rivolgiamo - aggiunge - a coloro che, con passione e generosità, si prendono cura della promozione di questo ingente patrimonio messo a disposizione di tutta la collettività», e indica i nomi dei tre manager piacentini: Renzo Capra, presidente di Asm Brescia, Luciano Gobbi, direttore generale finanza Pirelli Spa, e Angelo Mazzoni, amministratore delegato di Piacenza Intermodale e caposezione della Logistica di Confindustria Piacenza. Don Lusignani riflette sul mistero dell'arte: «Un volto, un nome, una mano, un cuore che sono libertà della possibilità. E un incontro: a volte basta vedere quel colore, quel tratto, per sentire vibrare un accordo, una nota che diviene armonia. Intuito?Sensazione?Attenzione?Linguaggio. Tutto concorre a svegliare un riconoscente scambio: lo sguardo avverte, il cuore batte, l'intelligenza riflette, l'emozione canta. Tra l'origine e gli altri, l'originato. Tra l'artista e gli altri uomini, l'opera d'arte. E un incontro: a volte basta vedere quel colore, quel tratto, per sentire vibrare un accordo, una nota che diviene armonia. Intuito? sensazione? attenzione? linguaggio. Tutto concorre a svegliare un riconoscente scambio: lo sguardo avverte, il cuore batte, l'intelligenza riflette, l'emozione canta. Tra l'origine e gli altri, l'originato. Tra l'artista e gli altri uomini, l'opera d'arte». Quest'ultima è vista come «via di meditazione, che vive di vita propria" ed è "sempre indebitamente in debito nei confronti della propria origine».
A. A.