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Venerdì 25 Agosto 2006 - Libertà

Antonio Domenico Rossi fu anche poeta, scrittore e storico

Un avvocato del 1800 ne diffuse il culto

PIACENZA - Fu Antonio Domenico Rossi (1788-1861) a far incontrare l'Alta Valdaveto con la Madonna di Guadalupe. Avvocato, poeta e scrittore, Rossi è ancora oggi ricordato per il suo Ristretto di storia patria ad uso dei piacentini, pubblicato da Del Maino nel 1829, la cui ristampa anastatica, promossa dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano, è uscita per i tipi Tipleco nel 1993. Nel suo Dizionario biografico piacentino, Luigi Mensi precisa come Rossi, pur essendo nato e morto a Santo Stefano d'Aveto (allora nella diocesi di Bobbio, oggi di Piacenza-Bobbio), dove scelse di trascorrere l'ultimo periodo della sua vita, si considerò piacentino, avendo studiato e vissuto a lungo nella città alla quale sia il padre che altri zii erano stati aggregati dal 1787. Allievo del collegio di San Pietro (l'attuale sede della biblioteca comunale Passerini Landi), dal quale i gesuiti erano stati cacciati nel 1767, continuando però a officiare nella chiesa fino alla soppressione della Compagnia di Gesù nel 1773, lì Antonio Domenico Rossi ebbe modo di conoscere la devozione alla Morenita, che i gesuiti, tra i principali evangelizzatori dell'America latina, avevano contribuito a diffondere. Così, il giovane decise nell'estate del 1802 di portare con sé, per le vacanze a Santo Stefano d'Aveto, anche un'immagine della Madonna di Guadalupe, dipinta su rame, che venne esposta in chiesa sull'altare di San Carlo, dando inizio alla venerazione dei fedeli. L'effigie collocata oggi sull'altar maggiore venne invece donata nell'agosto 1811 dal cardinale Giuseppe Doria, segretario di stato di papa Pio VII e discendente della famiglia genovese che resse le sorti di Santo Stefano dal 1547 (succeduti ai Fieschi, dopo la congiura) al 1796 (proclamazione della Repubblica di Genova). Il quadro, copia dell'icona sulla tilma, ha toccato materialmente l'originale - informa la guida La Madonna di Guadalupe, a cura della parrocchia - e venne regalato dal secondo vescovo di Città del Messico, il domenicano padre Alfonso de Montùfar (1489-1572), al re di Spagna Filippo II, il quale a sua volta ne fece omaggio all'ammiraglio Giovanni Andrea Doria, che lo avrebbe tenuto sulla sua galea durante la battaglia vinta nelle acque di Lepanto il 7 ottobre 1571. A Santo Stefano d'Aveto, terra di emigrazione come tutto l'arco appenninico, è cara la Virgen morena anche per il legame simbolico con il continente nel quale tanti si recarono dall'800, in cerca di migliori condizioni di vita. Nel 1987 l'immagine venne incoronata dal cardinal Giuseppe Siri, arcivescovo di Genova, in una cerimonia cui parteciparono anche i vescovi monsignor Giacomo Barabino (Bobbio) e Antonio Mazza (Piacenza).

a.a.

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