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Mercoledì 23 Agosto 2006 - Libertà

Lultimaprovincia - Il Festival, dopo l'esordio a Carpaneto, stasera al Parco Raggio di Pontenure

Cantiere a cielo aperto, ma è teatro
"Lo scavo", spettacolo comico dei Teatri Comunicanti

PONTENURE - Per il secondo appuntamento di Lultimaprovincia, dopo l'esordio con successo ieri sera a Carpaneto, ecco che il festival curato dai Manicomics sbarca sui lidi del teatro-ragazzi. Stasera infatti, sempre alle 21.30 e ad ingresso gratuito, al Parco Raggio di Pontenure (in caso di maltempo al cinema-teatro Omi) sarà di scena Teatri Comunicanti, compagnia marchigiana specializzata proprio in teatro per l'infanzia. In scaletta Lo scavo, spettacolo comico che si avvale di videoproiezioni, come tanti dei lavori che saranno presentati quest'anno nel festival, per la regia di Marco Renzi e l'interpretazione di Oberdan Cesanelli e Piero Massimo Macchini. La fantasiosa scenografia ideata da Paolo De Santi e Manuela Bregoli, un grande cumulo, un cantiere a cielo aperto, fa da cornice ad una storia strana in cui il pubblico viene continuamente coinvolto e chiamato in causa: due esploratori scandagliano il sottosuolo alla ricerca di qualche cosa di sensazionale rilevato dai loro strumenti di superficie, qualche cosa di cui ignorano le dimensioni e la fattezza, qualche cosa che mai nessuno ha misurato prima di allora. Non rimane che scavare, in un ritmo incalzante e giocoso, in un percorso che i personaggi compiono assieme al pubblico, dove si possa parlare anche di argomenti di grandissima attualità, sempre con la dovuta leggerezza ed allegria.
Un teatro da vivere insieme, grandi e piccoli, senza distinzione alcuna.
La compagnia di Porto Sant'Elpidio, in provincia di Ascoli Piceno, festeggerà l'anno prossimo i 30 anni dalla fondazione. Fino ad oggi ha prodotto 26 spettacoli. Si tratta di creazioni originali con le quali ha affettuato anche tournée all'estero, in Spagna, Austria, Svizzera e Croazia.
Qual è lo specifico del vostro teatro?
«Resta il teatro per l'infanzia e la gioventù anche se nel corso di questo ultimo anno abbiamo allargato il progetto anche al teatro di prosa aderendo all'associazione Teatri di Marca, organismo stabile per la promozione e produzione teatrale del territorio di Fermo. Con Teatri di Marca presenteremo la prima produzione per il pubblico adulto il prossimo 6 ottobre. Si tratta dell'Edipo Re di Sofocle per la regia di Franco Branciaroli. Il nostro è un teatro essenzialmente d'attore. E l'attore è e resta la figura centrale del nostro lavoro. Non disdegnamo comunque incursioni anche in altri ambiti; figure ed oggetti animati, video proiezioni, ombre. Ma noi miriamo ad un teatro per i ragazzi che sia diverso da quello che siamo abituati a considerare tale. Non abbiamo mai prodotto una fiaba classica e preferiamo inventarne di nuove che portino il segno della contemporaneità, che parlino di questo mondo, storie in cui sia possibile identificarsi, appassionarsi, crescere e capire. I nostri testi sono tutti originali e quattro sono stati pubblicati da case editrici nazionali. Crediamo sia possibile e doverosa una diversa drammaturgia per i ragazzi, un diverso teatro dove possano certamente divertirsi ed interagire ma anche riflettere».
Da dove nasce «Lo scavo» e più in generale il vostro teatro?
«Si tratta della seconda tappa di una trilogia che abbiamo chiamato Mondi diversi-Mondi possibili. Il primo lavoro di questa trilogia lo abbiamo presentato lo scorso anno, L'Albero (storie della superficIe), e il terzo debutterà in ottobre al Teatro Verde di Roma con il quale lo realizzeremo in coproduzione: si tratta di Tra le nuvole (storie dell'aria). Lo scavo, viaggio al centro del teatro (storie del sottosuolo) è un grandissimo gioco teatrale che abbraccia tutto lo spazio, attori e pubblico, ricco di trovate e di imprevedibili scambi di ruolo».
Il vostro teatro è molto particolare: affrontate temi poetici e sociologicamente importanti anche con le giovani generazioni.
«Il mondo in cui viviamo, con tutte le sue contraddizioni, evanescenze, valori, silenzi e rumori è l'unica cosa che ci interessa esplorare. Di questo vogliamo parlare, senza lamenti infiniti ma con la consapevolezza di ciò che accade e con un registro generale di ottimismo, forza, e sano divertimento».
«Lultimaprovincia» è un festival itinerante per le terre di Piacenza e della sua vasta provincia. Come definireste il collegamento, se c'è, tra il vostro gruppo e la vostra terra intesa come ambiente socio-culturale con cui dialogare?
«La nostra compagnia ha sempre avuto tra le sue idee di fondo quella della ricerca di un rapporto profondo con il proprio territorio, inteso come un meraviglioso cassetto geografico da scoprire, sognare e successivamente raccontare. Al nostro territorio abbiamo dedicato importanti lavori come La storia del Guerin Meschino sulle leggende dei Monti Sibillini, Storie di questa terra sulla civiltà contadina».
I linguaggi multimediali che ci circondano oggi mettono spesso in crisi il media teatrale che gioca le sue carte su altri fronti, certamente meno immediati e martellanti. Come vi relazionate con questa situazione?
«I linguaggi multimediali sono una cosa, il teatro è un'altra, completamente diversa. Il teatro può utilizzare questi linguaggi, lo fa da anni ed anche con splendidi risultati. Resta il fatto che un attore ed uno spettatore fanno il teatro e nessun'altra cosa può sostituirlo».

Stefania Nix

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