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Venerdì 11 Agosto 2006 - Libertà

L'esperimento delle "case-famiglia" per i figli delle vittime di Chernobyl

La Fondazione

«Togliamo i bambini dalla strada e li affidiamo a genitori che restano come un punto di riferimento»

PIACENZA - (pv) Quest'anno in un discorso al parlamento russo anche il presidente Vladimir Putin ha sottolineato l'importanza di dare un sostegno alle case-famiglia lanciate da Oktiabrina Abrisimova. Un riconoscimento importante per la fondazione che si occupa degli orfani di Tula, che dalla nascita nel 1988 ha attraversato alterne vicende e diversi momenti difficili.
«La casa-famiglia è stato un esperimento molto importante per la nostra fondazione - racconta Abrisimova -. Invece di lasciare i bambini nell'ambiente difficile degli orfanatrofi, le famiglie prendono in affido i piccoli e si occupano di loro durante tutto l'anno. Nel giro di poco tempo nella regione di Tula siamo passati da cinque a 261 case-famiglia: per ciascuna di loro ci sono due genitori che vogliono molto bene a questi piccoli senza nessuno al mondo. I bambini hanno così la possibilità di passare la loro infanzia in un ambiente accogliente e anche una volta diventati adulti trovano sempre un punto di riferimento cui tornare. A volte ogni coppia arriva a ospitare anche fino a dieci, 13 bambini ciascuna. E da una casa-famiglia ne possono nascere altre. Come è successo a una nostra amica, Natalya Sarganova, la cui figlia in affido, diventata adulta, ha deciso di ospitare a sua volta degli orfani, e altrettanto ha fatto sua sorella. Quella delle case-famiglia è stata un'idea mia, che ho deciso di applicare per prima insieme a mio marito».
All'origine della fondazione dell'Abrisimova c'era quella voluta da Likhanov, che ai tempi di Mikhail Gorbaciov creò un'organizzazione per aiutare i bambini dell'Urss. Quando l'impero sovietico andò in frantumi, la Fondazione ebbe serie difficoltà ad andare avanti, perché smisero di arrivare i fondi statali. Abrisimova allora si rimboccò le maniche e, grazie anche al fatto di lavorare come impiegata al parlamento regionale e di avere importanti contatti con gli onorevoli russi, riuscì a mantenere in vita l'associazione all'interno del distretto di Tula. Per sopravvivere la fondazione ha dovuto puntare sul volontariato, sulla disponibilità delle famiglie russe e sulle offerte da parte di fabbriche e grandi proprietari terrieri.
Oltre che sull'aiuto dell'Italia, con la quale sono stati instaurati rapporti fin dal 1990. Relazioni che si sono concretizzate dal 1996 con l'ospitalità da parte delle famiglie piacentine durante i mesi estivi e in un sostegno di tipo economico. «I fondi delle offerte italiane - ci tiene a sottolineare Abrisimova - hanno sempre un obiettivo specifico: comprare i letti per questa casa-famiglia, un pullman per quell'orfanatrofio, attrezzature per la tal palestra. Così i nostri benefattori possono essere sicuri che vadano a buon fine». E conclude la presidente della fondazione: «Teniamo molto anche al contatto reciproco, perché non c'è niente di più importante della comunicazione umana. I nostri punti di riferimento italiani vengono in Russia ogni inverno e cerchiamo di far vedere loro le cose più belle che abbiamo nel nostro Paese».

pv

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