Venerdì 11 Agosto 2006 - Libertà
Orfani di Tula: 21 nuovi affidi
Raffica di richieste dopo l'appello di una mamma piacentina pubblicato su "Libertà" in febbraio
La presidente russa: «Stupiti dalla vostra disponibilità»
PIACENZA Risposta oltre ogni aspettativa dei lettori di "Libertà" all'appello per ospitare gli orfani russi di Tula durante l'estate. In febbraio era stata pubblicata una testimonianza di Vittoria Morici, che raccontava l'entusiasmante esperienza che lei e suo marito, Michele, avevano fatto con Vyaceslav"Slava", per gli amici, un bambino di 9 anni conosciuto attraverso l'associazione Bambini dal mondo di San Giorgio. "Slvava" da luglio, per due mesi, è qui a Piacenza, con i suoi "genitori" Vittoria e Michele. Una testimonianza toccante, quella di Vittoria, accompagnata da una richiesta di aiuto: c'era bisogno di dieci famiglie in più per l'affido temporaneo. Dopo la pubblicazione dell'appello, però, erano state decine e decine le coppie piacentine che avevano telefonato al presidente dell'associazione, Carlo Alberto Archilli, per informarsi sull'iniziativa e offrirsi per dare una mano. Tanto che sono ben 92 i bambini russi arrivati in provincia il 16 luglio: 21 in più dell'anno scorso. E le famiglie pronte ad accoglierli sarebbero state ancora più numerose, ma i visti per l'espatrio erano limitati e alla fine non è stato possibile accontentarle tutte: lo saranno dall'estate prossima.
Proprio per accompagnare in Italia i suoi 92 orfanelli, in questi giorni si trova a Piacenza Oktiabrina Abrisimova, presidente della Fondazione russa che dal 1988 si occupa dei bambini durante tutto l'anno. Una città che conosce bene, perché la visita per la quindicesima volta, imparando ad apprezzarne il calore umano e l'accoglienza. «Non è la prima volta che "Libertà" e i piacentini ci danno una mano - riconosce -. La mia Fondazione quest'estate ha portato 400 bambini in Italia, distribuiti tra Brescia, Reggio Emilia e Roma. Ma la cosa che letteralmente ci incanta è il comitato piacentino che lavora per seguire questi bambini. I capi dell'organizzazione a Piacenza sono i migliori: basta una parola e in un minuto sono pronti a tutto».
Lei segue i bambini di Tula durante tutto l'anno. Che cosa li colpisce di più di Piacenza e dell'Italia?
«Venendo d'estate, sono molto colpiti dai gelati e dall'anguria e hanno una vera e propria adorazione per le giostre e soprattutto per Gardaland. Quando tornano in Russia vengono sempre con tante foto, che si fanno vedere l'un l'altro spiegandosi: "Questa è la mia mamma, questo è il mio papà ... questo è il mio cane italiano". É il pensiero che mi dà più felicità: che sentano come loro le famiglie che li ospitano in Italia».
Perché per questi bambini è importante venire qui durante le vacanze?
«Innanzitutto perché il sole italiano fa bene alla loro salute, messa a rischio dalla vicinanza a Chernobyl, dove molti dei loro padri hanno perso la vita nel tentativo di spegnere l'incendio al reattore nucleare. E poi perché imparano che cos'è una famiglia, scoprendo che in ogni momento della loro vita c'è qualcuno che vuole loro bene. Per non parlare del fatto che apprendono la lingua. Una grande opportunità per il loro futuro: molti di loro una volta diventati adulti hanno trovato lavoro in Italia. La nostra speranza è che imparino da questa esperienza, anche se dura soltanto il tempo di una vacanza».
Che cosa spera che imparino?
«Noi spieghiamo loro: "Vedi che il tuo papà italiano si è alzato alle 5 del mattino ed è andato nei campi?". Oppure: "Stiamo tornando a casa, c'è già buio, ma nelle vigne e negli orti c'è ancora gente che lavora". E così mostriamo loro che non si può avere il benessere senza fatica, che lavorando tanta gente ha la possibilità di donare loro un'esperienza bella come quella che fanno in Italia».
Quando i bambini tornano in Russia, il legame con i loro genitori italiani si spezza?
«No, anche perché questa è un'esperienza indimenticabile. Per due mesi le famiglie si abituano alla loro compagnia e quando partono per Tula il loro posto rimane vuoto. L'estate dopo molti di loro tornano con la coppia presso cui erano stati e trovano tutto pronto ad accoglierli. É importante anche che i bambini stiano insieme a dei genitori cristiani, perché è questo che, anche inconsciamente, spinge le coppie italiane a dire: "Noi abbiamo la possibilità di aiutare gli orfanelli di Tula e questo ci rende felici". Mentre dopo 70 anni di autorità sovietica il nostro rapporto con la Chiesa è cambiato molto».
In questi 18 anni che cosa l'ha spinta ad andare avanti nei momenti difficili?
«Prendendo un bimbo in affido noi genitori vediamo sempre il frutto dell'impegno che ci mettiamo: basta guardare i nostri bambini. E siccome questo "frutto" cresce, è molto interessante continuare a seguirlo».
Pietro Vernizzi