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Mercoledì 2 Agosto 2006 - Libertà

Fondazione diocesana, porte aperte a soci privati

Don Lusignani: l'istituzione appena nata vuol far vivere un patrimonio d'arte

La Fondazione "Santi Antonino e Colombano" è nata sabato scorso, come anticipato da Libertà. E' nata sulla spinta dell'unico socio fondatore, la Diocesi di Piacenza Bobbio, per gestire al meglio un tesoro d'arte che alimenterà il futuro museo diocesano (molta statuaria lignea e oreficeria sacra) e la prestigiosa donazione Mazzolini d'arte contemporanea in esposizione dal 30 settembre a palazzo Farnese, poi stabilmente accolta in alcuni spazi del palazzo ex Enel di via Santa Franca messo a disposizione dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano.
Ma questa istituzione lancia - da subito - un appello alle forze private della città a cui stanno a cuore i beni artistici piacentini perché entrino tra i soci aderenti e contribuiscano alla valorizzazione di questa ricchezza. «La fondazione nasce per mettere a disposizione di tutti la fruizione di un patrimonio d'arte di proprietà degli enti ecclesiastici che altrimenti sarebbe difficilmente visibile, si tratta di renderlo vivo». A sottolinearlo è don Giuseppe Lusignani, che fa parte del consiglio della Fondazione, indicato direttamente dal vescovo Luciano Monari. Gli altri membri designati dal socio fondatore sono tre manager: Renzo Capra (presidente di Asm Brescia), presidente della fondazione stessa, l'ingegner Luciano Gobbi (Gruppo Pirelli) e l'amministratore Angelo Mazzoni (Piacenza Intermodale). Ci sono poi altri tre membri di diritto: un vicario designato dal vescovo, in questo caso mons. Lino Ferrari, vicario generale, il direttore dell'Ufficio beni culturali ecclesiastici della Diocesi di Piacenza-Bobbio, mons. Domenico Ponzini, il cancelliere vescovile don Mario Poggi. La Fondazione è di tipo prefettizio, ossia di carattere nazionale, capace così di agire su tutto il territorio diocesano, più ampio rispetto al territorio provinciale, con la finalità di rendere possibile la conservazione e la fruizione dei beni culturali messi a disposizione del museo diocesano, nonché la promozione del rapporto Chiesa-arte-cultura mediante attività di vario tipo. E' don Lusignani a chiarire che nel consiglio di amministrazione potranno entrare anche altri soci aderenti (il cda conterà un minimo di 7 fino ad un massimo di 11 membri), si pensa al mondo creditizio o a partner privati, mentre con la parte pubblica sarà possibile solo stipulare convenzioni mirate a sostegno di singole iniziative o progetti.
La finalità generale non è solo arrivare entro qualche anno alla costituzione di un museo ma far vivere culturalmente un patrimonio che talvolta ha valore intrinseco, altre volte un significato più scientifico sulla storia del territorio, conclude don Lusignani, ma à sempre un prezioso documento della comunità.

p.s.

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