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Lunedì 24 Luglio 2006 - Libertà

«Mons. Michele Tosi ci accompagnò alla riscoperta di Colombano»

A 10 anni dalla scomparsa

Dieci anni fa moriva mons. Michele Tosi, insigne professore, creatore degli Archivi Storici Bobiensi e fondatore della prestigiosa rivista Archivum Bobiense, nata in collaborazione col prof. Flavio Nuvolone, che qui traccia un ricordo di una delle figure più importanti della cultura piacentina.

Il 10 luglio 1996 era stroncato nell'ospedale di Bobbio, dopo un quinto intervento, un amico e un maestro che ha lasciato orfane diverse imprese e vari progetti culturali bobbiesi. L'impressione fu quella d'una ferita molto dolorosa e profonda. Fu questa a nutrire il nostro raccogliere e sviluppare la sua attività. Vi aveva letteralmente bruciato energie e vita, una ragione sufficiente per investirci anche noi, in continuità con quanto avevamo già fatto. In questi dieci anni abbiamo proseguito il cammino, dove molti ci si sono affiancati nell'avventura della rivista Archivum Bobiense, voluta proprio da lui come un ideale comune. Purtroppo altri compagni ci hanno lasciati, Paolo Todde, Santino Poggi, Antonio Devoto e ci siamo trovati ancora più soli e chiamati a fare i conti con un aldilà sempre più popolato, ed un presente attanagliato dal deserto. Ma anche quest'anno la rivista s'è mostrata feconda di studi e ricerche, promuovendo un'immagine di valore di Bobbio, un prodotto col quale non si può più esimersi di confrontarsi e di consultare nel panorama culturale universitario, come ci venne dichiarato da una conosciutissima e qualificata collega.
Tutti sottolineavano in don Michele la tenacia di chi era sceso da Gavadi ed aveva perseguito con decisione formazioni personali, realizzazioni feconde e aggregative, ciò che non era da poco per chi conosce i limiti dell'essere umano ed il temperamento asciutto e disincantato, se non disfattista e malevolo, dei coinquilini degli stessi luoghi. Donò entusiasmi e seppe meravigliarsi e meravigliare comunicando tali sentimenti ai giovani. Così che anche oggi diversi sono coloro che lo ricordano con gli occhi schietti ed entusiasti di chi ha vissuto un'esperienza eccezionale in anni mitici. Con lo stesso entusiasmo raccolse l'idea di monsignor Pietro Zuccarino ed operò per la creazione degli Archivi Storici Bobiensi, la riunione dei fondi dispersi, la microfilmatura di collezioni di manoscritti e degli archivi del monastero, l'erezione di una fondazione, lo sviluppo d'un centro studi. La realizzazione fu a tratti parziale, il successo ineguale, e ben poco gratificante, addolorandolo, ma spronandone le ricerche.
Ci furono così i congressi, del '65 attorno a Colombano, dell'80 sui Benedettini, dell'83 su Gerberto, e l'edizione dei relativi Atti, la Rivista che arrivò fino al n. 16/17, le due edizioni della Guida di Bobbio. Una notevole sequenza di pubblicazioni, articoli e volumi, come l'edizione diplomatica di Giona e la storia della Resistenza in Valtrebbia. Un fervore di ricerche notevolissimo e contagioso.
Conoscemmo infatti con don Michele Colombano in maniera diversa, e ci spinse ad occuparci di Gerberto che guardavamo da molto lontano. Divennero così personaggi del nostro quotidiano, estremamente vivi e contemporanei, abitanti tra le stesse mura, riflettenti i drammi, le aspirazioni, gli interrogativi della nostra epoca. Gli amici Paolo e Santino rammentavano gli incontri nella "fucina" di don Michele: le discussioni testuali, le verifiche sui manoscritti, gli scambi epistolari con università e cattedratici, il ridisegnarsi di specifici contesti culturali del passato grazie alla rete dei moderni. Di che accalorarsi, reincamminarsi nel quotidiano con la coscienza d'aver toccato col dito un passato luminoso, che come il sole di Colombano non cessa mai d'illuminare e trasmettere vita e intelligenza al mondo. Ci piace oggi ricordarlo allo stesso modo: soprattutto ora che vive nella trasparenza di Dio e che nel linguaggio profondo e trascendente di Lui, con Lui invita a partecipare alle realtà della creazione e dell'incarnazione divine: il che significa raccoglierne positivamente gli impegni e gli ideali, che sono parte del tessuto della comunità umana e del suo bene comune.
Riflettiamo se l'attuale situazione è animata da questo Spirito. Qualora non lo fosse, o arrancasse penosamente nella confusione dei sentimenti e delle idee, impegnamoci a promuovere comunicazione, dialogo, collaborazione, partecipazione. Unendo le nostre forze, e non dissociando o disgregando, perverremo a realizzazioni di valore per tutti. Sarà la migliore eredità, lasciataci dalla fucina di monsignor Tosi, non semplici rimpianti o rimbrotti, ma costruzioni generose, formatrici e promozionali.

Flavio G. Nuvolone

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