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Domenica 23 Luglio 2006 - Libertà

Kim Rossi Stuart insieme alla Bobulova al cinema Le Grazie

«Volevo girare un film ambizioso e unico»
L'attore-regista ospite d'onore al Bobbio Film Festival con la sua opera d'esordio "Anche libero va bene"

bobbio - Giunto in Valtrebbia nel primo pomeriggio di ieri, in serata l'attore romano Kim Rossi Stuart è stato l'ospite d'onore del Bobbio Film Festival assieme all'attrice Barbora Bobulova per presentare al cinema Le Grazie il suo film d'esordio come regista, Anche libero va bene, opera accolta ottimamente all'ultimo Festival di Cannes.
L'invito a partecipare alla importante rassegna cinematografica bobbiese, le tematiche dallo sfondo esistenziale, la concezione di famiglia e il rapporto con la bellezza sono alcuni degli argomenti emersi da una rilassata chiacchierata con l'artista.
Kim, come commenta l'invito rivoltole da Marco Bellocchio, che l'ha voluta al Bobbio Film Festival?
«E' un invito che mi fa molto piacere, perché Bellocchio è un grande regista ed ho sempre seguito i suoi film».
Da quanto meditava il passaggio dietro la macchina da presa?
«Erano molti anni che ci pensavo, addirittura da quando ho incominciato a fare l'attore».
Cosa l'ha spinta ad esordire come regista con una storia dai risvolti profondi e drammatici come quella del suo film?
«Non è semplice dirlo; innanzitutto volevo recuperare il discorso dell'infanzia e della famiglia, un tema molto interessante e cruciale per tutti noi; un periodo particolarmente importante, che determina ferite e ci lascia segni per tutta la vita».
Come è stata la direzione del bambino, protagonista dell'opera?
«A parte le restrizioni di orario, una volta impostato il lavoro finalizzato al processo creativo di cui un ragazzino necessita, è diventato tutto più semplice».
Nel corso della sua carriera ha interpretato più ruoli. Ve ne è uno che la rappresenta maggiormente?
«L'attore continua a travasare tanto di sé nei personaggi, ma è estremamente difficile che ci possa essere una identificazione con essi».
E' stato difficile interpretare un ruolo così controverso come quello di "Il Freddo" in "Romanzo Criminale"?
«No, non ho incontrato grandi difficoltà: alle spalle avevo un romanzo talmente ricco di sfumature psicologiche che tutto è volato sulle ali dell'entusiasmo».
Che rapporto ha con la bellezza?
«La bellezza è solo un involucro, non rappresenta l'elemento fondamentale del successo. Ma ora, avendo qualche capello bianco, posso pensare che un po' mi abbia favorito, in gioventù».
Perché, secondo lei, il suo film è piaciuto tanto?
«E' difficile dirlo. E' una considerazione che lascio agli intellettuali o agli studiosi del settore, anche perché ritengo che sia controproducente razionalizzare. L'importante è fare una cosa che sia importante per se stessi».
Riesce a cogliere i riferimenti a Truffaut, ai quali più di un critico ha accostato "Anche libero va bene"?
«Vi è una sola citazione, ma se il film è stato accostato a grandi capolavori come quelli di Truffaut mi fa piacere. Io ho cercato di fare qualcosa di ambizioso e unico; questo non significa bello o brutto, ma originale».
Qual è la sua idea di famiglia?
«E' un rapporto d'amore che, se riesce a sfuggire agli schemi e se offre la possibilità di guardarsi in faccia come esseri umani, a prescindere dai ruoli che si rivestono in essa, può essere una grande ricchezza».
Meglio dirigere o recitare?
«Per me è bello poter variare».
Da regista ha un nuovo progetto?
«Per ora no: interpreterò il prossimo film di Riccardo Milani e, successivamente, valuterò».

Manuel Monteverdi

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