Martedì 18 Luglio 2006 - Libertà
Al cinema Le Grazie Marco Bellocchio ha dato il via alla manifestazione con "Sangue" di De Rienzo
Bobbio Film Festival, il giorno di Battiato
Il cantautore ha presentato il suo "Musikanten" con Sgalambro
BOBBIO - Domenica sera, attorno alle 21.15, si è aperto il Bobbio Film Festival, la rassegna che fino al 30 luglio accompagnerà la decima edizione del laboratorio di cinema diretto dal regista Marco Bellocchio.
Di fronte al folto pubblico accorso alla sala cinematografica "Le Grazie", teatro della manifestazione, un breve prologo ha introdotto la serata: sul palco i volti della sfera artistica ed istituzionale che hanno reso possibile il laboratorio Fare Cinema: Marco Bellocchio, appunto, l'assessore alla cultura del Comune di Bobbio, Bruno Ferrari, e il sindaco della città, Roberto Pasquali, che non solo ha ringraziato il cineasta per l'impegno profuso in tutti questi anni, rimarcandone la "bobbiesità" ancor prima che la "piacentinità", ma ha anche sottolineato l'ottimo lavoro svolto dall'assessore alla Cultura della Provincia Mario Magnelli ed il forte contributo di sponsor come la Regione Emilia Romagna, la Provincia di Piacenza e la Fondazione Piacenza e Vigevano.
Proprio attraverso una tale introduzione il Festival ha subito evidenziato una delle sue più spiccate peculiarità, ossia la capacità della sintesi, la semplicità, la sobrietà, la volontà di fuggire da gratuiti formalismi o inopportuni e ridondanti squilli di trombe. Bellocchio è l'artista, il maestro, ma è parimenti uomo e amico di Bobbio. L'amico di sempre, a cui si vuole bene e a cui si è grati in modo profondo ma sobrio.
E proprio su questa linea, essenziale e familiare allo stesso tempo, è stato presentato il film Sangue, opera che segna l'esordio registico di Libero De Rienzo, prima pellicola del folto cartellone che animerà la vetrina cinematografica.
«Libero oltre a dirigere, è anche attore: gli impegni professionali pregressi non gli hanno permesso di essere qui, stasera» ha spiegato Bellocchio. A sostituirlo sono giunti in Valtrebbia i due attori protagonisti, Elio Germano e Emanuela Barilozzi, assieme al direttore della fotografia Francesco Di Giacomo.
Sangue, girato in quattro settimane con soli 600 mila euro, ha dimostrato di saper incarnare appieno le caratteristiche del suo autore: provocatorietà unita a grande energia e vitalità. Un'opera che mette in scena il controverso legame, al limite dell'incestuoso, tra due fratellastri, Yuri e Stella, che rischia il tracollo quando la ragazza decide di partire per New York. Attorno a loro, un mondo impazzito, allo sfascio, in cui i barlumi di speranza sono fiochi e il pessimismo per il futuro è un'ombra troppo ingombrante.
Al termine della proiezione Bellocchio, aprendo il dibattito col pubblico, ha commentato: «Il film lascia spazio a molteplici riflessioni». Il regista ha poi trovato all'interno della propria filmografia un significativo parallelo: «Anche nella mia opera d'esordio, I pugni in tasca, il legame tra fratello e sorella sfociava in un rapporto incestuoso. Ma qui - ha proseguito l'artista - la forma è molto diversa». E in quanto al messaggio di Sangue, il maestro ha poi proseguito: «De Rienzo propone un mondo in cui è altissimo il livello di angoscia e di devastazione, al quale è contrapposto un mondo di pagliacci divisi tra Chiesa, Autorità, Istituzioni».
La parola è passata poi a Di Giacomo, che ha sottolineato la forza corale della pellicola: «Abbiamo partecipato al film in maniera viscerale: l'opera può dirsi felicemente collettiva ma assolutamente autorale». E, soprattutto, è stata curata in ogni minimo dettaglio, perché, come ha rimarcato Bellocchio, «a livello di montaggio, sonoro e immagini l'opera, apparentemente approssimativa, è di grande qualità».
Sul profilo provocatorio della storia, Emanuela Barilozzi ha ribadito: «De Rienzo ha voluto realizzare un cinema scomodo, che non coccoli lo spettatore e che non scelga la soluzione patinata».
A lei si è unito Elio Germano: «Da spettatore cerco un cinema libero, che oggi non si vede in sala ma che è appartenuto alla tradizione italiana. E' un'esigenza che trova una forma espressiva in modo non convenzionale». Ed è stato ancora Germano a rispondere all'interrogativo sollevato da Bellocchio riguardo all'uso della droga che si fa nel corso della storia: «Yuri fa i conti costantemente con la paura, che deriva dall'angoscia per essere cresciuti in una libertà caotica di informazioni ricevute. La droga è una via per discutere il proprio io, ma non vi è alcun messaggio a favore di essa». Poi, sull'onda dei commenti positivi di buona parte degli astanti, i tre ospiti si sono soffermati sulla difficoltà distributiva in cui Sangue si è imbattuto: «La Mikado ha prodotto il film ma non ha fatto nulla per pubblicizzarlo. Sangue è uscito in sole 8 sale italiane, e per due settimane. Noi della troupe abbiamo fatto tutto ciò che potevamo per reclamizzarlo: pensate che siamo perfino andati a citofonare alla gente!».
Ieri è giunto a Bobbio Franco Battiato, grande musicista col "vizio" della regia, per presentare Musikanten assieme allo sceneggiatore Manlio Sgalambro e al produttore Francesco Cattini.
Stasera, invece, Bellocchio ospiterà Luciano Sovena, amministratore delegato dell'Istituto Luce, che commenterà il film 12.08 East of Bucarest di Corneliu Poromboiu, film vincitore del premio "Camera d'Or" all'ultimo Festival di Cannes. La serata è ad ingresso gratuito.
Manuel Monteverdi