Mercoledì 19 Luglio 2006 - Libertà
Nascimento, il cuore carioca del jazz
Con il musicista brasiliano si è conclusa la seconda edizione del festival di Castellarquato
Dal fado alla bossa nova al flamenco passando per il rock
CASTELLARQUATO - Vederlo e sentirlo cantare, equivale a vedere e sentire la musica popolare carioca, perché dentro al cuore musicale brasiliano, c'è molto di suo. Milton Nascimento ha chiuso in bellezza la seconda edizione di Arquato Jazz, una manifestazione musicale a tutto tondo che nel suo corso ha fatto respirare un'aria artistica e musicale nuova allo stupendo borgo medievale piacentino. Le note che hanno accompagnato la chiusura sono intense e cariche di "saudade" brasiliana. Dallo struggente fado dei coloni portoghesi, alla bossa nova, al flamenco, passando per il rock, ma tenendo sempre ben saldo il fil rouge del suo jazz latino atipico, Nascimento è tutto questo.
Che Milton Nascimento fosse un artista poliedrico, influenzato dalla sua storia personale e dai prestigiosi riconoscimenti della sua lunga carriera (dai Grammy awards latini, al Festival international de cancao brasileira), lo si sapeva benissimo; sicuramente non è un simbolo "nazional popolare" come Gino Paoli, ma la sua voce ha chiuso nel modo più coerente possibile Arquato Jazz di fronte ad una buona cornice di pubblico.
Per capire il suo retroterra artistico bisogna partire dall'ultima canzone in scaletta a Castellarquato; Travessia, il brano che negli anni '60 lo impone al pubblico brasiliano e internazionale. La voce di Nascimento, che attinge con la stessa disinvoltura dai registri più profondi e baritonali, a quelli più alti, quasi femminei e in falsetto, riempie la piazza alta del borgo durante tutto il concerto.
Apre con Caxanga, un suo brano dall'ultimo album Pietà, lo fa quasi di soppiatto, senza presentazione sale sul palco allestito dal Piacenza jazz club, e inizia il suo viaggio musicale. Un percorso che tocca delle pietre miliari della sua opera, da Cancao da America a Coracao de estudiantes; dal ritmo della juventude a quello più maturo del Coracao.
Spesso intraprende da solo l'attacco del pezzo, con la sua chitarra acustica, poi il suo ritmo jazz viene accompagnato da Gastao Villeroy e le sue quattro corde, dalla batteria di Lincoln Cheib, dalla tastiera di Lincoln Continentino e infine si affianca la chitarra di Wilson Lopes, per un risultato finale di altissima caratura. Brani in crescendo (Lilia, E agora la paz?, Nos bailes da vida), che prima arrivano all'attenzione degli stanti e poi si insinuano nell'intimo di tutti, la sua voce lì è di casa.
Di poche parole, Milton Nascimento prova a ringraziare il pubblico in italiano, ma il portoghese prende il sopravvento e gli applausi sono dovuti. Un'organizzazione "a regola d'arte" quella del Piacenza Jazz club, che si è avvalsa del contributo della Fondazione di Piacenza e Vigevano, di Jazz Italia, dell'editoriale Libertà e soprattutto dell'amministrazione locale e del sindaco Alberto Fermi.
«Un'edizione che ha visto dei nomi da Umbria Jazz - ha detto giustamente l'altra sera il maestro Gianni Azzali - un paese animato da un mix di concerti, jam session e seminari; iniziative itineranti che hanno toccato tutta Castellarquato». «Castellarquato vuole essere questa», con queste parole il sindaco ha chiuso la manifestazione jazzistica, impreziosita da mostre permanenti di Roberto Cifarelli (Riflessioni musicali) e Adriano Vignola (Everything's jazz), e da un seminario di batteria e percussioni che ha visto impegnati 70 ragazzi venuti un po' da tutto il nord Italia.
Una qualità della vita che si fonde con l'arte e la musica, non è cosa da tutti i giorni. Avanti così.
Mattia Motta