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Sabato 15 Luglio 2006 - Libertà

Pianoforte oltre i confini
per Brad Mehldau e il suo trio

Il musicista americano stasera al festival

Castellarquato - Fermi tutti, arriva il Maestro. Stasera, con il concerto del grande pianista americano Brad Mehldau nella Piazza Monumentale di Castellarquato, la manifestazione ArquatoJazz (organizzata dal Piacenza Jazz Club e dalla società comunale Castellarquato Cultura e Turismo con Fondazione di Piacenza e Vigevano, Provincia, Regione, Camera di Commercio e Jazzitalia) cala uno degli assi più attesi di un cartellone di assoluta levatura nazionale, destinato a chiudersi lunedì con un concerto della superstar carioca Milton Nascimento.
Non esiste, forse, un artista jazz che, dagli anni Novanta a oggi, abbia saputo entusiasmare le platee degli appassionati e dare loro il brivido della novità come questa introversa star trentaseienne, dalla bellezza cinematografica e dalla fortissima personalità musicale: un severo addestramento classico, un mood sospeso fra severità bachiana e afflati di romanticismo chopiniano, un tocco denso di finissime sfumature, la propensione per insoliti tempi dispari (cinque quarti, sette quarti?), e per gli accostamenti fra melodie diverse eseguite simultaneamente con ciascuna mano sono i tratti distintivi del suo linguaggio. Parimenti originale è la scelta dei brani del repertorio, che va ben oltre le stanche convenzioni del jazz più abitudinario: oltre che con l'amato Gershwin, Mehldau non teme di "sporcarsi le mani" con eccentrici capolavori pop, dai Beatles dell'Album Bianco fino all'indicibile bellezza del Nick Drake più maliconico o ai contemporanei Radiohead di Ok Computer.
Lo struggente, romantico lirismo delle sue esibizioni ha spinto molti commentatori a paragonarlo a Bill Evans: un pianista, per ironia della sorte, mai amato da Mehldau, che tra le proprie influenze giovanili cita i musicisti più disparati (fiatisti-compositori come Charlie Parker, John Coltrane, Miles Davis e pianisti come Bud Powell, Thelonius Monk, Keith Jarrett) ma ha finito per distillare uno stile personalissimo, sideralmente lontano da qualsiasi somiglianza. E anche se Mehldau, nella sua carriera, ha frequentato diverse ed eterogenee compagnie (quest'anno ha pure inciso un album, Love sublime, con una stella della lirica, il soprano Renée Fleming), è in completa solitudine o - meglio ancora - nella dimensione "cameristica" del trio (come negli splendidi dischi della serie The art of the trio) che il suo mondo di note si esprime pienamente.
Ed è proprio nella dimensione del trio che lo ascolteremo stasera, accompagnato dai sensibili partner che hanno saputo condividere la sua corsa solitaria: il fedelissimo contrabbassista Larry Grenadier e il batterista Jeff Ballard (succeduto l'anno scorso a Jorge Rossy). Anche questo contribuisce a fare del concerto di stasera qualcosa di imperdibile per chiunque ami la musica delle vere emozioni.

A. T.

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