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Martedì 4 Luglio 2006 - Libertà

Valtidone Festival - In piazza a Pianello oltre settecento spettatori per uno degli appuntamenti più prestigiosi

Con Murray vertigini jazz afro-cubane
Strepitoso concerto del saxofonista con i Gwo-Ka Masters

Pianello - Sono le 19.30 circa di un sonnacchioso pomeriggio di mezza estate quando un bambino inserisce un gettone in una macchinina giocattolo sotto ai portici di Piazza Umberto a Pianello: parte una musichetta da fiera e il signore di colore che nel frattempo era salito sul palco montato dall'altra parte della piazza ne riprende scherzosamente il motivo con il suo sax tenore. Dopo qualche secondo la cavalcata del bimbo e la musichetta terminano ma quel signore con i baffi e la faccia simpatica sulla cinquantina non sembra essersene accorto. Continua, continua, sino a che non succede qualcosa: il motivetto si trasforma in una musica complessa ed elettrizzante, suoni acutissimi si alternano rapidamente a "barriti" nel registro più grave, mille note si succedono in un turbine di virtuosismi. In un attimo la piazza si riempie di gente stupefatta: signori, David Murray!
Il suo sound-check è stata un'improvvisazione sul motivetto di una macchinina a gettoni e lo spettacolo è cominciato due ore prima del concerto: incredibile ma vero.
Introdotta dal direttore artistico degli Eventi musicali internazionali della Valtidone, Livio Bollani, che ha ringraziato tutti coloro che, a vario titolo, contribuiscono alla riuscita del progetto-musica della Valtidone, dai Comuni (per Pianello, citati il sindaco Franco Carlappi e Daniela Pilla, curatrice delle relazioni istituzionali, Giuseppe Marchetti con il Gruppo Alpini, la Pro Loco e la Parrocchia), alla Fondazione di Piacenza e Vigevano con il presidente Giacomo Marazzi e Donatella Ronconi in prima linea, dalla Regione alla Provincia, dal Banco di Sicilia a Engineering 2K, dall'Associazione Culturale Tetracordo all'Editoriale Libertà, la serata si è svolta di fronte ad una platea da record, con oltre 700 spettatori ad occupare tutti i posti a sedere e in piedi della piazza.
Del resto tanta era la curiosità per un concerto che avrebbe visto sul palco contemporaneamente, oltre a Murray, riconosciuto come uno dei più grandi tenorsassofonisti del nostro tempo, un trombettista del calibro di Rasul Siddik, una ritmica straordinaria con Jamaaladeen Tacuma al basso, Jt Lewis alla batteria e Hervé Samb alla chitarra, nonché i maestri Klod Kiavue e François Ladrezeau alle percussioni Ka-drum e voce.
Il "Gwo-ka" è una percussione di origine africana proveniente dal Golfo di Guinea, diffusasi tra gli schiavi della Guadalupe nel XVIII° secolo, che proprio Klod Kiavue presentò a Murray una decina d'anni fa nel corso di un workshop a Parigi.
Introdotto dal brano Jeté degli stessi Murray e Kiavue, il concerto è entrato subito nel vivo con un poderoso jazz-funky con groove afro-cubani: Murray e Kiavue viaggiano sulle stesse coordinate e la loro miscela di musiche della diaspora africana, dal Sudamerica al jazz alla Martinica, è spumeggiante e mette le ali alle gambe dell'ascoltatore.
Il successivo O'leonce o è un brano tradizionale della Guadalupa arrangiato da François Ladrezeau in cui tutti gli interpreti suonano e cantano su incipit dei percussionisti ka-drums. E' qui che i musicisti cominciano a "sfidarsi" in improvvisazioni mozzafiato: dapprima soft, quindi molto "elettrica" e incentrata sull'accentuazione quella introduttiva di Hervé Samb; giocata sul timbro, virtuosistica e agli estremi del registro acuto quella del bravissimo Rasul Siddik: addirittura memorabile l'assolo di David Murray, una scarica di adrenalina pura che è proseguita con il successivo Djolla Feeling di Samb.
L'atmosfera cambia completamente con Owva di Kiavue. In questo brano, utilizzando una tecnica accomunabile a quella dello scat, con fonemi privi di senso ma dal suono accattivante, i due percussionisti ka-drums hanno creato un ipnotico e suggestivo tappeto ritmico su cui si è adagiato il suono morbido del clarinetto basso di Murray: qui l'improvvisazione è stata rotonda, avvolgente, anche se spesso volutamente spezzata da violente accentuazioni e colpi di chiave dello strumento (il mestiere di Murray, che mette in campo più espedienti per catturare l'attenzione dell'ascoltatore, è davvero incredibile).
Nel pezzo successivo, Ceora, predomina lo swing: Murray continua ad imbracciare il clarinetto basso e a prodursi in assolo molto raffinati, ma la tromba di Siddik (che nel successivo Kongo lavorerà nello specifico sul timbro alternando vari tipi di sordina) non gli è da meno. Importante è anche il lavoro che gli altri membri del gruppo, con ritmica, percussioni e vocalizzi tipici del linguaggio creolo, continuano a fare.
A proposito di Murray e Siddik, va evidenziato come spesso, nelle parti non improvvisate, suonino all'unisono dando prova di un'assieme perfetto e di una tecnica individuale straordinaria in considerazione delle oggettive difficoltà di emissione del suono dei loro strumenti.
Il finale è pirotecnico con lo splendido Gwotet, brano che dà anche il titolo all'ultimo disco del gruppo, andato letteralmente a ruba fra gli spettatori al termine del concerto: un fruttuoso incontro tra il suono del sax di Murray, che davvero richiama i più grandi, da Coleman Hawkins a Sonny Rollins, e i maestri del Gwo-ka.
Una serata memorabile, uno dei momenti più alti nella storia del progetto-musica della Valtidone, che nel 2007 festeggerà i 10 anni.

Stefania Nix

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