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Venerdì 23 Giugno 2006 - Libertà

Lo storico ospite alla Fondazione per la riedizione del suo libro "La scelta"

Del Boca: federalismo-pasticcio, va bocciato

«Il federalismo con questa legge non viene assicurato, fa solo dei guasti, per esempio sul piano della sanità. Invece di una sanità nazionale, avremo venti sanità. Immaginate quale sarà la sanità della Lombardia e quella della Calabria. Lo stesso vale per l'istruzione o per la polizia». Al giornalista e storico Angelo Del Boca, ieri alla Fondazione di Piacenza, per la presentazione della riedizione del suo libro "La scelta" (Neri Pozza), abbiamo chiesto di spiegarci i motivi del suo voto a favore del "No" al referendum di domenica prossima, voto che a suo parere dovrebbe essere condiviso anche dai più convinti fautori del federalismo. «Questa divisione in venti regioni non porterà - sostiene - sicuramente a nessun beneficio. Costerà molto di più e con risultati assolutamente negativi, perché non ci sarà quell'equiparazione dei diritti di tutti i cittadini, che è compresa nella prima parte della Costituzione. Renderà lampante la diversità della Lombardia dalla Calabria o dalle Puglie».
Del Boca racconta di aver letto con molta attenzione la legge oggetto della consultazione popolare e la giudica così: «È molto pasticciata, molto contraddittoria e soprattutto economicamente molto pesante». Alla base della sua decisione, oltre a questi che definisce «motivi soltanto tecnici», c'è anche una «questione morale»: «È una legge che è stata fatta da quattro saggi che in realtà saggi non lo erano. Persone che non avevano un bagaglio giuridico tale per fare una legge di quel genere. L'unica cosa che può colpire la fantasia della gente, cioè la riduzione dei membri del parlamento, va in attuazione nel 2016, tra dieci anni. Non si fanno leggi con una distanza del genere. Per ultima cosa, le dichiarazioni dell'ex presidente del consiglio Berlusconi - chi non vota "Sì" è indegno di chiamarsi italiano - non sono accettabili anche sul piano dello stile. Uscite di questo genere non appartengono a un uomo di Stato».
A parlare del libro del giornalista piemontese è intervenuto Fausto Fiorentini. L'incontro era organizzato dall'Anpi (Associazione nazionale partigiani d'Italia) di Piacenza, rappresentata da Alberto Gorra, che ha voluto collegare la scelta dell'antifascismo e della Resistenza compiuta da Del Boca nel 1944 con il processo di costruzione della democrazia in Italia, del quale la Costituzione del '48 ha segnato un passaggio fondamentale. Del Boca, 81 anni, è stato testimone diretto di quella stagione celebrata come momento di straordinaria coesione: «Ho seguito questa Costituente, ho seguito lo sforzo fatto da persone del livello di Calamandrei, di Terracini, che da sole danno un'enorme garanzia. C'era allora una tale voglia di ricostruire l'Italia distrutta dal fascismo, che i costituenti ce l'hanno messa tutta. È fuori di dubbio che dopo 60 anni qualcosa va cambiato, ma il centro-sinistra non ha mai detto che questa legge è inviolabile. Andrà aggiornata in sede parlamentare, con la collaborazione dell'opposizione».

Anna Anselmi

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