Fondazione di Piacenza e Vigevano Stampa
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Sabato 1 Luglio 2006 - Libertà

Liquidato l'ente sopravvissuto alla fusione del '93 e scoperto (da Marazzi) solo un anno fa

La fondazione "parallela" frutta 300mila euro
Cariparma devolve a via S. Eufemia quanto restava dell'organismo sociale

La volontà di arrivare il più in fretta possibile a un "lieto fine", un esito finale condiviso che ha portato nelle casse della Fondazione di Piacenza e Vigevano un cadeau di 300mila euro. In questa cornice è giunta al capolinea la vicenda della cosiddetta fondazione "parallela", ossia quella fondazione per gli interventi sociali nata nel '75 in seno all'allora Cassa di Risparmio di Piacenza per volontà del presidente della banca Gian Carlo Mazzochi e rimasta in vita sino ai giorni nostri nonostante da tempo se ne fosse perduta ogni traccia. La sua esistenza avrebbe dovuto essere certificata nel '93, anno della fusione tra la Cassa di Piacenza e quella di Parma, anche perché, da statuto, il presidente della fondazione "sociale" doveva essere il presidente della banca di riferimento, a quel punto dunque Cariparma e Piacenza.
L'organismo rimase invece sotto la "giurisdizione" di Mazzocchi, nell'alveo perciò della Fondazione di Piacenza e Vigevano di cui l'economista della Cattolica scomparso lo scorso settembre era presidente. Un'attività divenuta negli anni sempre più rarefatta, quella della fondazione "sociale", fino a esaurirsi di fatto nel '98, anche se presidente e cda sono rimasti prorogati in carica.
Un anno fa, subito dopo il suo insediamento in via Sant'Eufemia in sostituzione di Mazzocchi, fu il neo presidente della Fondazione Giacomo Marazzi ad accorgersi di quell'ente non conosciuto. La cosa mise a rumore il mondo politico, con Tommaso Foti, deputato di An, che ne fece l'oggetto di un'interrogazione parlamentare da agitare polemicamente contro l'ex presidente Mazzocchi e i componenti (prorogati) del cda.
Polemiche su cui ieri in via Sant'Eufemia né Marazzi né il presidente di Cariparma e Piacenza Giancarlo Forestieri hanno inteso indugiare. Si è trattato della cerimonia formale della consegna alla Fondazione, da parte della Cassa, di quanto la liquidazione dell'ente "sociale" ha fruttato, i 300mila euro di cui si è detto. Sì, perché lo scorso anno, allo scoppiare del caso, alla banca di Parma, in capo alla quale la fondazione "parallela" andava a quel punto ricondotta, hanno pensato bene di avviare le procedure di liquidazione dell'ente decidendo di non tenere per sé l'attivo riveniente, ma di devolverlo a via Sant'Eufemia .
Questo perché, ha spiegato ieri Forestieri a iter concluso, «una parte del patrimonio della fondazione "sociale" derivò in origine da contributi della Cassa di Risparmio di Piacenza» e poi perché, «in definitiva, comunque siano originate, si tratta di risorse del territorio e per noi, che siamo la banca del territorio, abbiamo ritenuto giusto dare il segnale di un ritorno al territorio di una cifra che, per quanto non sia esaltante, rimane significativa».
Marazzi, da parte sua, ha ringraziato la Cassa per essersi «dichiarata fin dall'inizio disponibile» a questo tipo di soluzione e per esserci arrivata con un «iter abbastanza veloce». Certo Forestieri ha ammesso il suo stupore per l'esistenza di un ente «che si sarebbe dovuto scoprire all'atto della fusione» e che invece per cinque anni, dal '93 al '98 ha avuto una «sorta di vita extracorporea».

gu.ro.

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