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Domenica 2 Luglio 2006 - Libertà

Alberto Bertoldi tra orizzonti e malinconie

Dopo la grande mostra di Padova un catalogo raccoglie le opere del pittore piacentino

La Fondazione Breda di Padova ha preso vita un secolo fa dalla volontà del suo artefice, il senatore Vincenzo Stefano Breda, di creare un'istituzione che potesse operare in modo qualificato nel mondo delle infrastrutture, della scuola, dell'ippica, dell'assistenza agli anziani ma anche in quello dell'arte. E' proprio in questo ambito che rientra la pubblicazione di un prestigioso catalogo che segue la recente importante antologica dedicata all'opera del pittore piacentino Alberto Bertoldi.

La mostra, ospitata nella sede della storica istituzione a Ponte di Brenta, ha fatto segnare un grande interesse per l'artista piacentino. Da questo interesse nasce ora l'edizione dell'impegnativo catalogo in cui viene presentato un percorso artistico rigoroso e sempre teso a sviluppare una figurazione che nasconde dietro di sé una sorta di malinconica memoria.
"I dipinti di Alberto Bertoldi hanno una intensa, forte componente illusoria - scrive lo storico dell'arte Ruggero Pierantoni nel volume - Gli oggetti che vi sono rappresentati sono sostanzialmente conformi con la loro controparte reale e quotidiana. La conformità è formale, cromatica, ambientale, dimensionale, alla misura prescelta; rispetta sia il dettagli minimo che la grande scala strutturale. In nessun modo e sotto nessuna condizione le nubi dipinte da Bertoldi potranno esser altro che nuvole. Esse sono state dipinte intenzionalmente, deliberatamente, accoratamente, cercando di apparire, desiderando di essere come le loro sorelle maggiori e naturali del cielo. L'intenzione è certa, è onesta, è aperta. Una straordinaria abilità tecnica, e competenza esecutiva, lavoro impervio e totale, pazienza e creazione ferma e tenace sono stati rovesciati in piena, signorile generosità, in questa impresa".
In effetti le nuvole di Bertoldi, oltre a quel senso di movimento e di leggerezza che le pervade, diventano l'espressione concreta di una tensione interiore mai doma che si esprime attraverso l'inafferrabile essenza di "vapori spaziali", come li ha definiti lo scultore trevigiano Simon Benetton.
"Chi appoggia gli occhi sui quadri di Bertoldi - sottolinea Benetton - viene immediatamente rapito dalle armonie di emozioni vivibili nella spazialità dell'immenso, invitando il fruitore a navigare con la propria libertà nelle capricciose evoluzioni astratte, proposte come pagine di vivibilità spaziale del pensiero, a scoprire un nuovo mondo, come soffici oasi misteriose, dipinto sapientemente e con maestria".
Una lettura dell'immenso che diventa rapporto visivo di un'armonia contenutistica intima e appena sussurrata.
Ma gli orizzonti di Bertoli poco a poco si aprono anche a visioni petrose in cui la roccia diventa quasi un'epidermide che ci sta addosso e ci ricopre. Anche il mare, con la sua superficie leggermente increspata, alza al cielo il suo flebile sussurro verso quelle "sfingi celesti" che dall'alto lo osservano e dialoga con lui.

di CARLO FRANCOU

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