Fondazione di Piacenza e Vigevano Stampa
  Rassegna Stampa
spazio
  Comunicati Stampa
spazio
  Eventi Auditorium Piacenza
spazio
  Eventi Auditorium Vigevano
spazio
  Comunicazione
spazio

 
Home Page     Rassegna Stampa   


Lunedì 3 Luglio 2006 - Libertà

Le vicende che hanno portato alla realizzazione del video del regista piacentino che verrà proposto ai lettori di Libertà

Addio al passato di Bellocchio
un film nato nell'anno di Verdi

Quello del 2001 è stato un anno memorabile per il Teatro Municipale e per Piacenza, perché vi sono confluiti molti risultati nel nome di Giuseppe Verdi, del quale si celebrava il centenario della morte, avvenuta il 27 febbraio 1901 al Grand Hotel et de Milan; per la prima volta Piacenza poteva contribuire in modo originale alla ricorrenza e guadagnarsi l'attenzione del pubblico e dei media. Verdi, che era sempre stato sinonimo di Busseto e Parma, poteva ritornare ad essere associato a Piacenza, a cui era stato sempre molto legato. Del resto la strada era già stata preparata dagli studi dell'americana Mary Jane Phillips Matz, che aveva pubblicato per la Banca di Piacenza "Verdi, il grande gentleman del Piacentino" nel 1992 e dove si ritrovavano le prove documentali dell'appartenenza delle famiglie Verdi, Uttini e Bianchi alle terre di S. Agata, Bersano e Saliceto. Si trattava quindi di mettere a frutto le risorse al momento giusto, attraverso la valorizzazione storica del personaggio e una forte programmazione artistica, approfittando anche della possibilità di entrare nel Comitato nazionale celebrazioni del Centenario della morte di Verdi tenuto saldamente in pugno dai parmigiani, che si erano perfettamente attrezzati per non lasciarsi sfuggire nemmeno una lira ministeriale. Qualcosa pur venne anche a Piacenza, anche se faticosamente, perché tardivamente mossasi e da sempre lasciata ai margini.
IL MUNICIPALE RINNOVATO - C'era anche un altro versante era altrettanto impegnativo: costruire, attorno ad un piccolo progetto di sistemazione tecnica del palcoscenico del Municipale e a seguito del restauro del foyer, una serie di interventi significativi per giungere alle celebrazioni verdiane in splendido assetto, cercando finanziamenti esterni. E così fu: si ottennero i contributi della Regione per il rifacimento dell'impianto elettrico e della Banca Nazionale del Lavoro per il restauro della sala grande, per il consolidamento del perimetro sul lato di via Giordani e per la sopraelevazione del golfo mistico; con i finanziamenti comunali si aggiunsero il restauro delle facciate, la sistemazione del sottopalco, nonché i lavori per rendere utilizzabile il Salone Scenografi, caduto in disuso da alcuni anni. Tutti e sei i cantieri, dopo impegnative e audaci manovre, partirono nel giugno del 2000 e si conclusero puntualmente in tempo per la riapertura del 27 gennaio, contro ogni pessimismo e nonostante qualche risatina di compatimento espressa nell'estate da qualche autorevole personaggio pubblico.
Il teatro era diventato un vortice di attività, il personale era coinvolto a tal punto che a nessuno bastavano bastavano le ore della giornata sia per la programmazione artistica sia per l'assistenza ai cantieri di restauro; i telefoni erano roventi, i computer erano sempre accesi, le anticamere degli uffici brulicanti di artisti e tecnici, che ricevevano indicazioni o risposte: Manuela, Silvana, Mauro, Luciano, Luca, Lucia, Sandro e Roberto erano talmente subissati da cose da fare che a volte ci si guardava impietositi e sfiniti, ma sorridenti e fiduciosi. L'apertura di sabato 27 gennaio 2001 era stata studiata per dimostrare ai piacentini la quantità e la bellezza del lavoro fatto: nella sala ritornata nella sua magnificenza di ornamenti dorati e di rilievi raffinati fu acceso il lampadario centrale con gemme di Swarovsky, che aveva preso il posto di un sordo coperchio di faesite con lo stemma di Piacenza rivoltato e che mostrava finalmente le preziosità della volta. Era stato creato in sordina il passaggio di una carrozza nelle vie del centro, su cui erano seduti due personaggi che sembravano proprio i sosia di Giuseppe Verdi e di Giuseppina Strapponi (qualcuno esclamava al passaggio: «E' Verdi, è Verdi, guarda!»); poi all'apertura del teatro in abiti d'epoca i due personaggi, sempre senza parlare quasi fossero un'apparizione, si andarono ad accomodare sommessamente (in coerenza con il carattere tutto piacentino di Verdi) nel palco del proscenio ad assistere ai cori lirici preparati per l'occasione. Era il riconoscimento simbolico di Verdi a Piacenza, il suo ritorno postumo, la sua figura agganciata alla storia anagrafica.
UNA PROGRAMMAZIONE RIGOROSAMENTE VERDIANA - La programmazione era stata rigorosamente verdiana: Omaggio a Verdi con sinfonie e cori verdiani, Messa da requiem, Memorial Flaviano Labò, Macbeth, Un giorno di regno, Falstaff, Luisa Miller. La Traviata, per la prima volta in assoluto, fu rappresentata nel cortile del palazzo Farnese e allietò oltre 3.500 spettatori. Inoltre fu inserita nel programma La notte di S. Donnino, favola su Giuseppe Verdi bambino, una deliziosa operina tutta nuova coprodotta con il Teatro Gioco Vita e creata dagli Avion Travel, che ebbe molto successo e che fece anche una tournèe negli Usa.
Era partito anche il programma "Terre Verdiane", consistente in una serie di visite di comitive scolastiche, tutte munite di magliette con l'immagine di Verdi, nei luoghi dove vissero gli avi e i nonni di Verdi e dove egli scelse di risiedere e di comprare una enorme quantità di poderi e possessioni, poi in parte donate all'ospedale di Villanova: Saliceto, Bersano, Besenzone, S. Agata, Busseto. Era la riscoperta di un'area rimasta in ombra nelle biografie ufficiali del grande Maestro.
UN FILM DEDICATO A VERDI - Subito però licenziato il cartellone lirico verdiano e in questo turbinante attivismo, venne l'idea a chi scrive che bisognava onorare Verdi anche con il cinema, per cui si poteva commissionare un film su Verdi e Piacenza, e con l'allora assessore alla Cultura si pensò all'unico grande regista piacentino, Marco Bellocchio. Dopo l'incontro a Roma in marzo presso la Produzione Filmalbatros, il regista accettò con la riserva di fare verifiche sulla sua agenda e di esaminare il testo per la sceneggiatura. Dall'estate i contatti divennero frequenti e in una giornata di pausa delle lezioni di regia a Bobbio visitammo (insieme a Sandro Bosoni e Corrado Casati) i luoghi strettamente verdiani dove ambientare le riprese. Marco Bellocchio alle prese con Verdi! Chi l'avrebbe mai detto? Però ne I pugni in tasca dal giradischi della camera di Alex usciva a tutto volume la sinfonia travolgente della Forza del destino e Marco diceva che il suo incontro con la lirica di Verdi era cominciato da adolescente nei repertori ascoltati nelle mura domestiche. Ci fu un intenso scambio epistolare in cui cominciarono ad uscire le prime idee o meglio le prime atmosfere verdiane, che Marco voleva rievocare, non tanto per creare una storia, quanto per testimoniare un'antica e radicata tradizione. Visitammo anche Villa Verdi a S. Agata e trovammo un accordo con i proprietari Carrara Verdi per riprese non invasive e veloci
La prospettiva cinematografica si andava formando e intanto bisognava trovare anche le necessarie risorse finanziarie, che non erano poche sotto i chiari di luna piacentini. Alla fine però al Comune di Piacenza, che ci mise la macchina organizzativa e non solo, si unirono la Banca di Piacenza, la Fondazione di Piacenza e Vigevano, la Cassa di Risparmio e il Comitato nazionale celebrazioni verdiane; ma anche altri microsponsor piacentini nei vari luoghi delle riprese, che resero possibile un'accoglienza riuscita. Si poteva a questo punto battere il primo ciak, anche se il traffico che avrebbe comportato un film non era immaginabile nemmeno dal personale del Teatro, che pure era abituato a tutte le battaglie. Nasceva così ai primi di dicembre del 2001 Addio del passato di Marco Bellocchio, film-doc del quale parleremo dettagliatamente su queste pagine in un prossimo intervento.

di STEFANO PRONTI

Torna all'elenco | Versione stampabile

spazio
spazio spazio spazio
spazio spazio spazio