Venerdì 30 Giugno 2006 - Libertà
Ieri in Fondazione è stato presentato il romanzo rimasto inedito e segreto per cinquant'anni
L'ultimo regalo di Nello Bagarotti
La Piacenza che non c'è più vista da un grande cronista
Il passato a volte è una staffilata violenta, altre volte malinconia sottile, avvolgente come il miele. Soprattutto se devi fare i conti con te stesso, con quel che eri e con ciò che sei oggi. Basta un niente, un ricordo, un flash e d'improvviso si apre una finestra sul cortile degli anni belli.
Eravamo tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta, quando iniziai a collaborare e Libertà era una corporazione solida e robusta, uno squadrone quasi imbattibile, con uomini del valore di Gianni Manstretta, Giulio Cattivelli, Nello Bagarotti e Ninino Leone. Gente, questa, che il mestiere se l'era guadagnato sul campo, che aveva stoffa e qualità. "Man" era un mastino che non mollava la presa, "Cat" un intellettuale attento e stimato e il Nello un uomo colto, aristocratico, gentile, educato, ma anche un giornalista di razza. Vero fino in fondo.
E ieri sera alla Fondazione di Piacenza e Vigevano, quando i giornalisti Giorgio Lambri e Vito Neri insieme con Eugenio Gazzola, critico d'arte ma anche attento spigolatore di cose piacentine, hanno presentato il romanzo di Nello Bagarotti, Il pollaio (Edizioni Scritture, Piacenza, il titolo è una metafora su una Piacenza pettegola e angusta) mi è venuta una stretta al cuore, una morsa. Ho pensato a quel tempo lontano e ho sentito quanto diverso fosse il mondo di allora rispetto ad oggi.
Nello Bagarotti era il capocronista, l'uomo forte, autorevole, che impietosamente aveva il compito di tagliare, correggere, spuntare ciò che non andava negli articoli che noi, giovani collaboratori, gli consegnavamo. Ricordo il suo amore per il giornalismo, il disincanto di chi aveva capito come gira il mondo e la sua attenzione per tutto ciò che gravitava attorno alla vita.
A Piacenza Nello era molto noto e stimato. Tutti erano a conoscenza del suo equilibrio, dell'amore per l'arte e per le opere di Gustavo Foppiani in particolare, della sua passione per il cinema, per la letteratura americana da Hemingway ad Edgar Lee Master, la cui Antologia di Spoon River aveva regalato alla figlia Eleonora perché potesse leggerla negli anni giusti, quando si comincia a capire che le buone letture possono aiutarci a migliorare noi stessi.
«Del romanzo nessuno sapeva niente e Nello si guardava bene dal dirne qualcosa. Unico a conoscere il suo piccolo e lontano segreto ero io» ha detto Vito Neri, autore della prefazione al libro. «Tra Nello e me correva qualche anno di differenza, avevamo attitudini e interessi differenti. Vedevamo anche il mondo in modo diverso. Ma lui si fidava del più giovane amico e vincendo il suo aristocratico riserbo, ogni tanto si confidava. Queste pagine le ho avute, per mesi, sulla mia scrivania. E sono stato testimone degli elogi di Elio Vittorini, cui Bagarotti aveva mandato il manoscritto. Ricevette Nello nella sede milanese dell'Einaudi, e gli consigliò una serie di ritocchi per rendere più corale e meglio strutturato il lavoro, lasciando però intatto il finale con il protagonista morente e le tre storie di donne. Nello, nel suo romanzo, dimostra d'aver ben letto i romanzi dello scrittore siciliano».
Una testimonianza d'autore, quella di Vito Neri, amico di lungo corso di Nello Bagarotti, a differenza di Giorgio Lambri, attuale capocronista di Libertà, che ebbe modo di conoscere Nello la notte di Capodanno al bar Baldini: «Entrai ed era l'una - ha spiegato con una punta di emozione - mi avvicinai, io ero un giovane che sognava di scrivere e lui un affermato giornalista. Mi presentai, scambiammo qualche battuta, mi offrì un prosecco e brindammo all'anno nuovo, era il 1983. Mai avrei pensato di lavorare alle dipendenze di Ernesto Prati. Solo poco tempo dopo sostituii Bagarotti in cronaca, iniziava una nuova avventura». Prosegue ancora oggi.
Eugenio Gazzola ha evidenziato che accanto al Bagarotti scrittore, c'è il Nello conoscitore d'arte e di cinema, e - forse - bene sarebbe raccogliere i suoi scritti relativi agli artisti piacentini: «Ho scoperto questo libro insieme alla figlia Eleonora - ha affermato - ed entrambi ci siamo appassionati nel dare corpo a questo intrigante romanzo giovanile, dove il linguaggio letterario, accanto a quello cinematografico, danno spessore a un'opera che è bene sia a conoscenza di tutti». E la piccola città che si staglia negli anni Cinquanta ha, grazie a Bagarotti, un cantore autentico.
di MAURO MOLINAROLI