Venerdì 23 Giugno 2006 - Libertà
Recital dedicato allo spirito del tango stasera a Sarmato per il Valtidone Festival
Il cuore argentino di Pagliai
«Il nostro racconto tra Piazzolla e Borges»
SARMATO - Il tango di Astor Piazzolla e la poesia di Jorge Luis Borges, fusi assieme in uno spettacolo unico, di grande raffinatezza, che andrà in scena stasera a Sarmato, alle 21.15 in piazza Roma (Rocchetta del Castello Zanardi Landi in caso di maltempo) per la rassegna Valtidone Festival diretta da Livio Bollani dell'associazione Tetracordo.
La serata è resa possibile dall'impegno del Comune di Sarmato, che promuove il Valtidone Festival con altri dieci Comuni della provincia, della Fondazione di Piacenza e Vigevano, di Regione, Provincia, Libertà e Piacenza Turismi.
Quello di stasera è un appuntamento tutto dedicato al filone argentino del tango e vede in scena artisti davvero d'eccezione. A dar voce infatti ai versi dello scrittore argentino Borges, sarà niente meno che il l'attore Ugo Pagliai. La musica ce la metterà una formazione musicale anch'essa di altissimo livello: il Neofonia Ensemble di Gianni Mola, che con il musicista argentino Piazzolla collaborò. Sulla scena italiana e internazionale (appena terminata una tournée in Oriente) da oltre un decennio, l'ensemble vede Gianni Mola al pianoforte, Luca Urciuolo alla fisarmonica, Arturo Sica al violino, Raffaele Ceraudo al vibrafono e Camillo Chianese al contrabbasso. Si tratta di una delle formazioni più impegnate nel repertorio che si innesta sul filone del Nuevo Tango di Astor Piazzolla. Il gruppo conserva tutto lo spirito della musica porteña; non è stato un caso che nel '96 abbia vinto il prestigioso Premio Internazionale "Piazzolla".
La voce recitante dello spettacolo di stasera, come detto, sarà Pagliai, la cui voce è già di per sé suono: musicale, potente e suadente.
Lei ama il tango?
«Vengo da una generazione nata con il tango danzato. È una musica che adoro. È penetrante. Ti fa muovere, ti dà quel piacere intimo che è raro trovare. Merito di grandi autori, come Piazzolla. L'Ensemble che sarà con me sul palco, unisce la tecnica dei grandi musicisti al calore napoletano».
Perché la scelta delle poesie di Borges?
«Piazzolla ama molto Borges. Insieme hanno cantato le gesta dei gauchos della pampas argentina. Noi proponiamo un percorso poetico musicale per ricordare le loro imprese, il loro modo di vivere la natura, il ballare il tango. Ma ci sono anche profonde riflessioni di Borges sulla sua cecità».
Come vede queste feconde contaminazioni tra musica e teatro?
«La scena teatrale non è nuova ai recital. Ma penso che oggi la poesia sia più alla portata di tutti. Penso ad un mio lavoro recente a Parma con un percorso sulla poesia classica. È stato un successo. Abbiamo addirittura dovuto montare dei maxischermi per la gente rimasta fuori».
Lei non è solo interprete, ma anche autore delle scelte per questo lavoro. Come ha legato musica e parola?
«Qui la musica non fa da sottofondo, ma da contrappunto. Brani lirici e musicali si alternano. L'una suggerisce l'altra».
Lei che ha fatto la storia delle tv, come giudica la tv d'oggi, dove imperano i reality?
«Il pubblico prende anche quello che gli si dà. Ci vorrebbe più misura in chi fa televisione. Oggi non si dice "va in tv", ma "fa tv", e forse la professionalità di chi appare non sempre è formata. Penso che non basti solo un aspetto estetico e gradevole. Occorre professionalità».
Lei entra a teatro fin da piccolo, come spettatore. Le giovani generazioni: come portarle a teatro? Attraverso la scuola?
«Le scuole possono fare quest'opera. Ma non penso sia un bene proporre degli spettacoli la mattina, solo per gli studenti. Meglio farli entrare a teatro insieme a tutti gli altri, con sconti sul biglietto. Si devono mischiare al pubblico, educarsi all'ascolto, apprezzare il teatro come uno spazio dove poter sognare e costruire in modo diverso che in altri luoghi».
Il teatro è la sua vita e quella di sua moglie (Paola Gassman). Quale la chiave di un sodalizio così duraturo?
«Una delle due persone deve essere più intelligente e deve rinunciare a qualcosa. Penso sia stata Paola. Nei testi a volte ho privilegiato me e non lei, ma ci siamo sempre conservati la possibilità di fare cose da soli. Il senso di libertà e scelta ci ha sempre accompagnato. Questa forse la chiave della nostra unione».
Donata Meneghelli