Domenica 18 Giugno 2006 - Libertà
Un dettagliato itinerario didattico accompagnerà i visitatori nel villaggio neolitico anche nella notte
I segreti del parco archeologico
Il progettista: «A Travo non si ricopre, si conserva»
Travo - Parco archeologico di Travo: per l'apertura ufficiale si dovranno attendere i primi giorni di agosto ma, nel frattempo, vengono alla luce i primi particolari dell'opera che, realizzata da Comune di Travo e Soprintendenza ai beni archeologici dell'Emilia Romagna (con il finanziamento di Provincia, Regione e Fondazione di Piacenza e Vigevano), costituirà uno dei primi esempi in Italia.
Nella zona degli scavi, in località Sant'Andrea, i lavori di costruzione della prima "tranche" (465mila euro di investimento) volgono al termine.
A svelare in anteprima l'identikit del Parco, il progettista, Riccardo Merlo. «Il progetto di Travo - spiega - diversamente da quanto accade di solito, quando cioè, dopo i rilevamenti degli archeologi, un'area è destinata a tornare ricoperta di terra, ha affrontato il problema della conservazione, consolidando con resine lo scavo delle capanne affiorate in questi anni, e proteggendole dalle intemperie con coperture, che sono state costruite in legno con un manto di canne di palude per riproporre la stessa volumetria e gli stessi materiali delle antiche capanne sottostanti, in maniera che il visitatore potrà percepirne immediatamente dimensione e struttura». Nelle buche affiorate durante gli scavi - testimonianza di antichi pali infissi - sono stati ricollocati nuovi paletti, con la stessa intenzione di descrivere al pubblico l'andamento originario dei recinti esistenti all'interno del villaggio neolitico di Sant'Andrea, uno dei più importanti di tutta Italia e guardato con attenzione anche dagli studiosi d'Oltralpe.
«La funzione didattica che è alla base della costituzione del Parco di Travo - prosegue l'architetto Merlo - viene sviluppata con una gamma articolata di proposte dislocate lungo l'itinerario di visita, caratterizzato da piazzole di sosta corredate di pannelli esplicativi e lampade a basso stelo per eventuali visite notturne». «L'ingresso - annuncia il progettista - sarà costituito da un piccolo locale di accoglienza, biglietteria, book-shop e servizi, e tutto il Parco sarà accessibile anche a chi si muove in carrozzina». La prima tappa è rappresentata dall'impianto di un piccolo bosco, che riproporrà la struttura vegetazionale della foresta post-glaciale. Di lì, procedendo all'interno dell'antico villaggio riportato alla luce, si potranno ammirare, oltre alle capanne, un antico muretto di recinzione e fosse di cottura, il tutto a pochi metri dalla zona dove gli scavi sono tuttora in corso. Avanzando, si arriverà al settore dell'archeologia sperimentale: ovvero, ricostruzione in dimensioni reali, con tecniche preistoriche, di una capanna neolitica, completa di arredi ed orti per antiche piante commestibili e officinali. «In questa zona - avverte il progettista - in cui sono state raccolte e descritte con una segnaletica specifica le specie vegetali tipiche della preistoria padana, si potranno anche organizzare eventi che ripropongano arcaiche tecniche di tintura e tessitura, scheggiatura della selce, cottura dei cibi». Il Parco rientrerà all'interno di un più articolato itinerario, percorribile anche a piedi, sul Lungofiume: nel museo archeologico del paese, infatti, in piazza Trento, sono custoditi e illustrati i materiali raccolti a Sant'Andrea, preziosi manufatti affiorati durante gli scavi di questi anni.
Simona Segalini