Domenica 11 Giugno 2006 - Libertà
Dopo la silloge di studi curata da Vittorio Anelli, ecco un'altra opera sul critico piacentino
Arte come ricerca nell'opera di Arisi
Esce la bibliografia dei suoi scritti curata da Cecilia Lala
A novembre Ferdinando Arisi è arrivato alla bella età, portata benissimo, di 85 anni. Per l'occasione la Biblioteca Storica Piacentina (come dire il Bollettino Storico Piacentino) volle festeggiarlo con un volume curato da Vittorio Anelli che nel titolo, Cose piacentine d'arte offerte a Ferdinando Arisi, riprendeva quello di un fortunato volume del festeggiato e che costituisce l'omaggio al protagonista di decenni di vicende artistiche.
Si sarebbe voluto allora completare la silloge celebrativa con un'appendice dedicata alla bibliografia degli scritti di Arisi, riprendendo e completando quella pubblicata nel 1996 ma, essendo già di per sé il volume alquanto corposo, ci si accorse che mal avrebbe tollerato un'aggiunta così significativa e si rinviò così, peraltro di poco, la stampa di un apposito libro che vede ora la luce, che si fregia oltretutto di date non intermedie: Bibliografia degli scritti di Ferdinando Arisi 1950-2005, a cura di Cecilia Lala, Piacenza, Tip.Le.Co, 2006 (è il n. 19 della Biblioteca Storica Piacentina).
Cominceremo col dire qualcosa sui criteri con cui è stata realizzata l'impegnativa opera e poi qualcosa sull'operosità vasta e variegata di Arisi. La cura del libro è stata affidata a Cecilia Lala nell'ambito di uno stage presso la Galleria Ricci Oddi ma poi, prolungandosi il lavoro e dovendosi affrontare sempre nuove questioni (e risolvere continui dubbi) si rese necessario operare presso la nostra Biblioteca Comunale, anche per poter più facilmente reperire i materiali bibliografici e per avere la supervisione e anzi una vera e propria direzione dei lavori da parte di Massimo Baucia, che della nostra Biblioteca comunale è conservatore del Fondo Antico. Lo stesso Vittorio Anelli è intervenuto fattivamente nella realizzazione del volume, per sciogliere vecchi dubbi e per sollevarne di nuovi, sempre con l'intento di rendere l'opera più completa e, grazie a uno scrupoloso indice per soggetti posto in appendice, più utile ed efficace per la consultazione.
Non è facile rendersi conto di quanti problemi ponga una bibliografia che aspiri ad essere il più possibile esaustiva e a porsi come uno strumento di ricerca e di studio (ad esempio, se si cita un articolo giornalistico dal titolo generico non sempre se ne individua correttamente il contenuto, per cui in simili casi Cecilia Lala ha aggiunto indicazioni precise sul tema trattato).
Oltretutto ci troviamo di fronte - e qui passiamo alla seconda parte di questo articoletto - a una figura, quale è quella di Arisi, che ha lavorato e lavora moltissimo, passando dai grossi volumi monografici dedicati a un singolo artista (o alla ricostruzione di un periodo storico o al catalogo di un'istituzione museale) ai cataloghi delle mostre temporanee, dagli interventi giornalistici alla guida a un museo o a una chiesa. Si devono infatti ad Arisi i regesti sistematici e documentati dei nostri patrimoni artistici, a partire dal pionieristico Il Museo Civico di Piacenza, del 1960 (quando il museo era ancora sistemato presso l'Istituto Gazzola) e poi passando attraverso il monumentale volume sulla Galleria Ricci Oddi, del 1967, uscito inizialmente come strenna della R.D.B. nel suo sessantesimo anno di fondazione, cui si aggiungono i contributi nei libri dedicati alla storia e al patrimonio dell'Istituto Gazzola e del Collegio Alberoni (1981 e 1990).
Si devono ad Arisi (viene voglia di procedere così, come si sarebbe fatto in un'epigrafe romana) i cataloghi, spesso completi, frutto di inesauste ricerche, dei principali artisti che la terra piacentina abbia nei secoli partorito, da Felice Boselli a Giovan Battista Panini, da Gaspare Landi a Stefano Bruzzi e Francesco Ghittoni fino alle figure più recenti, come Luciano Ricchetti o Luigi Arrigoni e una schiera innumerevole di altri. Fondamentale è pure il lavoro svolto nell'ambito della Storia di Piacenza, per la quale Arisi ha scritto vari capitoli d'arte ed è stato coordinatore dei due tomi dedicati al secolo scorso. Non mancano nella Bibliografia curata da Cecilia Lala le moltissime presentazioni a mostre temporanee di artisti di oggi e i moltissimi articoli giornalistici, non solo su testate piacentine.
Quel che la Bibliografia, pur così preziosa, non riesce a rendere è la straordinaria (si può, una volta tanto, utilizzare a ragione questo aggettivo) verve di Arisi, quale si manifesta negli scritti e nella parola, quella sua capacità di dare sapore e colore alle cose della cultura, sottomettendole, pur senza venire meno al rigore scientifico, ai princìpi di un umanesimo fatto di attenzione alla sorte dell'uomo, di sentimento di giustizia, di uso della ragione e dell'equilibrio. Solo un dubbio: dove si metteranno le molte voci bibliografiche già uscite in questa prima parte del 2006, e le altre che continueranno a uscire dalla fervida e ininterrotta creatività di Arisi?
di STEFANO FUGAZZA