Domenica 11 Giugno 2006 - Libertà
La preoccupazione della presidente Angiola Riccò durante la visita alla struttura di via Zoni
Assofa, sede nuova ma "mutilata"
Manca il placet del Comune: un piano è inutilizzabile
Assofa: la sede c'è, ma non è ancora completamente fruibile perché il Comune non ha concesso la necessaria autorizzazione. Ma andiamo per ordine: nel 1981 nasce la cooperativa sociale Assofa, che in questi venticinque anni è cresciuta, come sono cresciuti i ragazzi ai quali ha reso l'esistenza più facile. Ragazzini, che allora avevano quindici anni, ora sono quarantenni e le loro esigenze sono mutate.
L'onlus può vantare una nuova sede che, a detta del presidente della regione Emilia Romagna Vasco Errani: «E' la più bella, se non d'Italia, dell'Emilia». In via Zoni 50 c'è un centro socio riabilitativo diurno, si gestiscono progetti educativi domiciliari ed è predisposta un accoglienza residenziale; tutti servizi sociali targati Assofa. Nella brochure distribuita ieri per il venticinquesimo anno di fondazione si legge: «Il progetto di questa sede, questo sogno, che in parte si è realizzato, confida ancora nel sostegno e nell'attenzione di tanti amici». Tra questi "amici" citati nel volantino, ci si rivolge certamente anche all'amministrazione comunale; la quale non ha ancora concesso la convenzione alla cooperativa per il servizio dopo-famiglia.
Riconducibili a questo progetto sono le stanze già completate, arredate ma inutilizzate, al secondo piano della struttura. I "quarantenni" cresciuti con le famiglie e con Assofa, ora hanno bisogno di più indipendenza, un emancipazione graduale e flessibile, che inizierebbe tramite le stanze del secondo piano. E' tutto pronto, da subito sarebbe possibile la permanenza anche dopo il centro diurno, attivo dalle 8 alle 15, ma manca la convenzione, economicamente onerosa, per il Comune, ma fondamentale per il cammino dei diversamente abili.
Una sede dalla genesi travagliata, come ci spiega la fondatrice e presidente di Assofa, Angiola Riccò: «Nel '99 l'istituto della Madonna della Bomba ci ha donato questo edificio, un cantiere arenato da cinque anni; dopo altri cinque anni di lavori, nel novembre del 2004, l'abbiamo inaugurato». Il costo complessivo ha superato i 2 milioni di euro; 490mila dalla Regione, il resto donato dalle Fondazioni e dagli indispensabili donatori privati. Tutto è attivo dall'inaugurazione, tranne il secondo piano. «Abbiamo pensato ai casi più gravi. Al mattino e al pomeriggio fanno attività educativa e riabilitativa, con la residenzialità rimarrebbero qui, come in una casa, evitando tanti trasporti e sollevando un po'le famiglie».
Ci sono stati tavoli di concertazione tra Assofa,Comune e Ausl; ma se si chiede quando si sbloccherà questa situazione la fondatrice è lapidaria e serafica: «Non lo so». Per attivare la convenzione si deve fare un attenta analisi dei bisogni, che secondo la fondatrice «ci sono» poi il Comune dovrebbe riconoscere in Assofa, o in un altro ente, le adeguate strutture per un servizio destinato ai disabili gravi. Quando è stato presentato il progetto architettonico iniziale in Regione, l'ente ha definito le stanze per il dopo-famiglia «utili e indispensabili». Angiola Riccò conclude: «Speriamo che i tavoli di concertazione definiscano la convenzione».
Mattia Motta