Fondazione di Piacenza e Vigevano Stampa
  Rassegna Stampa
spazio
  Comunicati Stampa
spazio
  Eventi Auditorium Piacenza
spazio
  Eventi Auditorium Vigevano
spazio
  Comunicazione
spazio

 
Home Page     Rassegna Stampa   


Giovedì 1 Giugno 2006 - Libertà

Lezione del grecista Guido Paduano

La tragedia greca e le connessioni con la vita politica

In seno ad una serie di interessanti iniziative promosse dai dipartimenti di letteratura antica e moderna del liceo "Gioia", è l'altra sera intervenuto il professor Guido Paduano, insigne grecista, docente all'Università degli studi di Pisa. L'incontro si è svolto all'auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano, alla presenza di un pubblico abbastanza nutrito.
La relazione del professore si è articolata nel corso di circa due ore, spaziando tra tematiche diverse e sempre di vivo interesse. L'origine della tragedia, il significato della cura stilistica che informa il testo tragico, la natura del personaggio sono solamente alcune delle suggestioni offerte agli astanti. Certo c'era il rischio di perdersi tra il rigoglioso giardino di stimoli offerti da Paduano (e infatti il discorso non è stato sempre coerente), ma ogni frase, ogni suggerimento del professore hanno offerto preziose occasioni di approfondimento e riflessione personale.
Introdotto dalle professoresse Cristina Bolla e Noemi Perrotta (entrambe docenti del liceo classico piacentino), Guido Paduano ha esordito facendo alcune considerazioni circa il nesso azione-parola, precisando che nella tragedia a prendere corpo è una sorta di "comunicazione etica", condotta attraverso il bello stile. Non è un caso al proposito che la morte del tragico inteso in senso classico ellenistico coincida con la fine dell'esperienza democratica della polis greca: questo a significare che davvero la tragedia era connessa con la dimensione della socialità e della politica. Non perché coinvolgesse personaggi democratici, nel senso di vicini al sentire della gente comune, anzi: il personaggio tragico è per definizione fuori dagli schemi, eccessivo ed eccezionale. Ma col suo essere egli mette in discussione l'ordine costituito (politico, religioso, morale), divenendo tramite del dialogo, mezzo propriamente critico; in una parola, creatura democratica e politica.
Paduano ha poi invitato il pubblico a riflettere sul senso del male e della colpa connesso con la sensibilità tragica. Il teatro greco era specchio della condizione umana; con lo snodarsi della fabula tragica veniva delineandosi un tempo progressivo corrispondente al dispiegarsi di una fondamentale dimensione intellettuale, volta alla cognizione del dolore, al tentativo di comprenderne origine e motivi. Da qui deriva un interessante postulato che permette di gettare luce su una questione spesso fraintesa. Se la tragedia greca nasce dall'esigenza di comprendere il dolore, è ovvio che il fato, pur così importante nell'economia della tragedia stessa, non può costituire nè di fatto lo costituisce un limite all'azione dell'uomo. Senza dubbio ciò che definisce la tragedia è la subordinazione al principio di realtà, ma è altrettanto chiaro che questa subordinazione non si può risolvere in impotenza tout court: non per nulla l'uomo si sforza di capire e spesso in effetti comprende. Peccato che solitamente la cognizione arrivi troppo tardi (quasi come una formula fissa ricorre nella tragedia greca l'espressione "arti manthano", traducibile come "solo ora capisco").

di SALVATORE MORTILLA

Torna all'elenco | Versione stampabile

spazio
spazio spazio spazio
spazio spazio spazio