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Venerdì 2 Giugno 2006 - Libertà

Amici della lirica - Il giorno dopo la vittoria della georgiana Martirosyan, serata da incorniciare

Al Concorso Labò Verdi portafortuna
Cura ai vincitori: «Ora dimostrate perché avete meritato»

Piacenza - «A voi vincitori il tempo di dimostrare perché avete meritato questa vittoria, a voi che non avete vinto, il tempo di dimostrare perché avreste potuto vincere». Incoraggianti le parole con cui il tenore José Cura, capogiuria della nona edizione del Premio Labò (presenti in sala i famigliari), accoglie i trepidanti 12 finalisti, invitandoli a sfilare tutti insieme sul palcoscenico del Municipale, pochi attimi prima di conoscere la votazione decisiva della commissione giudicante. Un verdetto controverso, che si è fatto attendere a lungo, e che infine, al termine di un'estenuante sessione durata quasi un'ora, ha assegnato la palma della vittoria al soprano di nazionalità georgiana Elizaveta Martirosyan, brava interprete di Caro nome dal Rigoletto di Verdi. Acuta, agile e leggiadra vocalità sopranile anche per la seconda classificata, la coreana Hyuh Sook Lee, intensa nell'interpretazione della romanza Sola, perduta e abbandonata dalla Manon Lescaut di Puccini. Al dibattuto terzo posto, per il quale la giuria non è pervenuta ad un accordo unanime, procedendo quindi allo "spareggio", il tenore islandese Gissur Pall Gissurarson con il Lamento di Federico («È la solita storia del pastore») da L'Arlesiana di Cilea. A tutti e tre i vincitori premi in denaro da Fondazione di Piacenza e Vigevano, famiglia Labò, Comune e Provincia e la preziosa opportunità di essere ingaggiati dalla Fondazione Toscanini, che insieme agli Amici della Lirica ha promosso ed organizzato l'evento, per la prossima stagione operistica del Municipale. Nel frattempo, per tutti e 12 gli "eletti" (le iscrizioni al Concorso internazionale hanno toccato quest'anno le punte record di 120 candidati), fra i quali, a farla da padrona, erano i cantanti coreani, la magia e l'emozione di una riuscita serata di gala, ben condotta da Alessandro Bertolotti.
Un concerto-evento all'insegna dell'alta levatura artistica, vuoi per bravura e professionalità dimostrate dai concorrenti in gara, vuoi per gli indimenticabili acuti del compianto Flaviano Labò risuonati al Municipale nella registrazione di Cielo e mar dalla Gioconda di Ponchielli che hanno accolto il numeroso stuolo di melomani presenti, e, non da ultimo, per la splendida prova dell'Orchestra Filarmonica Italiana soavemente diretta da Massimiliano Caldi, che ha aperto ufficialmente le danze proponendoci il Preludio del primo atto di Traviata.
Non solo Verdi, tuttavia, ad infiammare le platee, ma anche il Rossini dell'intramontabile Barbiere, dal quale il basso albanese Desaret Lika ha intonato La calunnia, Puccini, con la melodiosa Vissi d'arte dalla Tosca regalataci dal soprano Nadia Vezzù, unica italiana giunta in finale, Donizetti e Leoncavallo sono stati fra gli autori prescelti dai concorrenti, fra i quali, oltre a ai nomi già citati, figuravano i coreani Joung Min Park e Dong Il Jang (baritoni), Jae Yeon Son e Dong Myung Lee (tenori), il tenore cinese Chang Xu, il mezzosoprano tedesco Christine Knorren ed il soprano giapponese Azusa Kinashi.
Per consentire ai giurati Beatrice Bianco, direttrice artistica del Sassuolo Music Festival, Sergio Buonocore, presidente degli Amici della Lirica, Cristina Ferrari della Fondazione Toscanini, Giancarlo Landini, critico musicale, Alberto Paloscia del Teatro di Livorno di ultimare la votazione, la Filarmonica Italiana guidata da Caldi ha sgranato altre meravigliose "perle sinfoniche", dai Quattro Preludi della Carmen di Bizet (e successivamente bissando il primo ed il terzo) alla Sinfonia de La battaglia di Legnano di Verdi, riscontrando grande consenso di pubblico, fra il quale figurava, insieme alle autorità cittadine, il tenore islandese Kristian Johannsson.

Alessandra Gregori

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