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Sabato 27 Maggio 2006 - Libertà

Il "Ciampi" stasera al Municipale

La chitarra solista di Emanuele Segre sulle ali del Novecento

PIACENZA - La stagione concertistica 2005/2006, curata dalla Fondazione Arturo Toscanini, prosegue stasera alle 21 al Teatro Municipale con un concerto del Gruppo Strumentale Ciampi diretto da Claudio Astronio, che vedrà la partecipazione del chitarrista Emanuele Segre. Il programma spazierà da Mozart a Telemann, da Haydn a Françaix. Segre proporrà proprio quest'ultimo, e precisamente il concerto che il compositore gli ha dedicato. Al chitarrista, uno dei più apprezzati nel panorama musicale contemporaneo, abbiamo chiesto le caratteristiche di questa originale composizione.
Maestro Segre, quale significato particolare ha per lei il concerto che Françaix le ha praticamente "cucito addosso"?
«Sono molto affezionato a questa composizione che mi è stata dedicata da Jean Françaix, un musicista scomparso quasi 10 anni fa. La sua è una "voce" molto particolare del Novecento francese, poiché egli è stato un compositore che ha ereditato da Ravel, Debussy e si è distinto dalle avanguardie musicali del dopoguerra. Il suo concerto per chitarra e orchestra è l'esempio di come Françaix scrivesse per il proprio piacere ma anche per quello di chi ascolta. E' musica "facile". Lui amava molto la chitarra e il suo concerto ha 5 movimenti, quindi oltre ad essere gradevole è anche parecchio impegnativo».
Lei ha suonato a New York, Praga, Mosca, Madrid, Tel Aviv... Dove ha trovato il pubblico più sensibile e preparato alla letteratura chitarristica?
«Io ho avuto la fortuna di lavorare in tutto il mondo, non posso però dire di aver percepito una differenza significativa da questo punto di vista in quanto sono sempre stato accolto bene e l'esperienza mi ha fatto toccare con mano quanto veramente la musica sia un linguaggio universale. Chi viene a un concerto lo fa con lo spirito giusto, anche se magari c'è un tipo di pubblico che, per differenze culturali, reagisce in modo diverso. Ad esempio in Spagna il pubblico applaude calorosamente, in Svezia meno ma non significa che non vi sia lo stesso interesse».
A parte il Novecento, quale repertorio sente più affine?
«Devo dire che io non sono uno specialista, come invece spesso lo sono molti concertisti. Anzi, sono felice di non esserlo e di suonare un po' di tutto: da Bach ai contemporanei. Per scelta, per non porre limiti».
La sua formazione musicale include il completamento degli studi di violino e composizione. Qual è stato l'arricchimento che queste due discipline hanno dato al suo background di chitarrista?
«Sono state importantissime in fase di studio. Il violino mi ha dato modo di fare della musica attraverso un altro strumento dandomi un bagaglio musicale diverso. Va detto che è diverso fare il violinista di professione dal saper suonare il violino, ma consiglio a tutti di andare oltre lo specialismo e di affrontare un altro tipo di studio. Essendo di difficile intonazione, nel mio caso il violino ha affinato l'orecchio e la cantabilità. Per quanto riguarda composizione, pur essendo uno studio di tipo tecnico e teorico, il lavoro di analisi mi ha aiutato a capire meglio la musica in generale. Quindi, dico ai giovani studenti di avere coraggio e di impegnarsi in esperienze diverse, che possano contribuire ad affinare la propria capacità strumentale».

Stefania Nix

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