Martedì 23 Maggio 2006 - Libertà
Municipale - Ieri giornata dedicata a Verdi tra conferenze e prove. Enìa entra a sostegno della produzione piacentina
I due Foscari: un concentrato di emozioni
Bruson si "scalda" nell'anteprima. Landini: «Tinte dolci e dolenti»
PIACENZA - Prova generale aperta al Municipale per I due Foscari di Giuseppe Verdi. L'opera, che ritorna al Municipale dopo più di un secolo (l'ultima messa in scena risale al 1868) è la nuova produzione piacentina con il sostegno di Enìa.
Interprete d'eccezione sarà Renato Bruson, attorniato da una compagnia di canto formata da artisti giovani già affermati sulle scene italiane ed internazionali. Piero Terranova (baritono) sarà in scena nell'anteprima di domani, secondo a Bruson nei panni del Doge Foscari, Piero Giuliacci (tenore) fa il giovane Foscari, condannato all'esilio (domani Miro Solman), Raffaella Angeletti (soprano) veste i panni di Lucrezia Contarini, moglie di Jacopo Foscari (nell'anteprima di domani ci sarà invece Lucia Rizzi), Felipe Bou (basso) è il severo Loredano, nemico di Foscari, Sergio Spina (tenore) fa Barbarigo, Giovanna Beretta (soprano) è Pisana, confidente di Lucrezia. Poi Dario Magnabosco (tenore) è il Fante del Consiglio dei Dieci e Tommaso Norelli (basso) fa il Servo del Doge. L'Orchestra della Fondazione Toscanini è diretta da Giovanni Di Stefano e il Coro del Municipale da Corrado Casati. Beppe De Tomasi ha curato la messa in scena con i costumi di Artemio Cabassi. Giuseppina Campolonghi firma le coreografie con la "Domenichino".
La nuova produzione, a chiusura della stagione operistica, si annuncia, dopo 138 anni di assenza dal palcoscenico del Municipale, come un avento, reso possibile da un fortunato concorso di forze. Nella conferenza stampa di presentazione dell'opera, tenutasi nel Ridotto del Teatro, l'assessora ai teatri Giovanna Calciati ha sottolineato l'importanza della proposta di un'opera ingiustamente confinata ed etichettata come minore. Il direttore della sede di Piacenza di Enìa Eugenio Bertolini, ha confermato l'impegno a sostegno delle attività culturali, ricchezza del territorio. Il presidente della Fondazione Toscanini Maurizio Roi, ha ribadito l'impegno a onorare il Municipale con proposte di valore e di particolare significato. «Per il pubblico piacentino - ha detto Roi - l'opera sarà una scoperta, grazie al contributo di un maestro come Renato Bruson».
Beppe De Tomasi, ormai di casa al Municipale, ha sottolineato la complessità della messa in scena che richiede diversi cambi di luogo e di situazione, superati grazie alla collaborazione di tutti. Il maestro direttore Giovanni Di Stefano, non nuovo alla guida dell'Orchestra della Fondazione Toscanini, ma per la prima volta di fronte allo spartito de I due Foscari, ha sfatato l'equivoco ingenerato dallo stesso Verdi, nella lettera al librettista Piave. Il lavoro non è per niente monotono essendo di soggetto triste, addirittura «un mortorio» lo definiva il compositore. «La musica prelude certamente ad altri e più alti sviluppi - ha confermato il direttore d'orchestra - ma offre recitativi di sicuro impatto emotivo».
Anche Raffaella Angeletti è debuttante nella parte di Lucrezia, parte sicuramente impegnativa, però rassicurata dalla presenza di Renato Bruson, con cui si è già trovata a cantare. Cristina Ferrari, responsabile di produzione della Fondazione Toscanini, ha confermato l'impegno di valorizzare i giovani e i contributi artistici piacentini, come quello di Giuseppina Campolonghi e del Nicolini, che per l'occasione fornisce la banda di palcoscenico. Giornata densissima di avvenimenti. Mentre in teatro il sipario si apriva per la prova generale, Gian Carlo Landini, musicologo, teneva una conferenza di presentazione dell'opera. «I due Foscari - ha ricordato Landini -, hanno conosciuto una ripresa di interesse nel secondo dopoguerra. Si contano ben 18 messe in scena. La presente del Municipale è la diciannovesima. La fortuna dell'opera è legata agli interpreti che possano rendere credibili i personaggi protagonisti». Landini ha ricordato Gian Giacomo Gueli, esemplare nella edizione in forma di concerto con l'Orchestra Rai (1951), quindi Piero Cappucilli con 6 edizioni negli anni 1967-'83, Renato Bruson, la prima volta nel '71 a Torino. Bruson, a detta di Landini, «incarna alla perfezione il personaggio del Doge Foscari, con un'aderenza tutta particolare di voce e di presenza scenica a rendere la senilità piagata».
Non ultimo, ancora, Leo Nucci. «Verdi - ha ricordato il relatore - compose I due Foscari per far fronte ai diversi impegni con i maggiori teatri italiani, già affermato operista, fresco del successo con Ernani. Verdi cambia registro e si impegna in un dramma che coinvolge l'intimità dei personaggi, pur in un quadro storico-politico».
Con opportuni ascolti, Landini ha messo in luce come Verdi identifichi i personaggi con un motivo musicale che si ripete, come tutto sia pervaso di tinte dolci e dolenti, in ritmi cullanti, per dare una patina particolare al tutto. Occasione da non perdere dunque per l'eccezionalità della rappresentazione che resterà sicuramente negli annali della produzione operistica».
Gian Carlo Andreoli