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Martedì 23 Maggio 2006 - Libertà

Conclusa con successo a Castellarquato la seconda edizione di "Macchine della poesia"

I giovani, speranza della poesia
Il messaggio dello scrittore e critico Maurizio Cucchi

Maurizio Cucchi, scrittore, critico, giornalista e poeta, è da molti critici considerato uno dei maggiori rappresentanti della poesia italiana degli ultimi decenni. Acuto osservatore della società dei nostri tempi dalle pagine della Stampa, cura da diversi anni per "Lo Specchio" una rubrica interamente dedicata alla poesia, nella quale molto spazio è dedicato ai poeti esordienti. Per questo possiamo affermare che la sua partecipazione ieri all'ultima giornata di Macchine della poesia ha costituito la conclusione ideale della rassegna.
La seconda edizione della manifestazione, infatti, che si è tenuta venerdì, sabato e domenica a Castellarquato su iniziativa del Comune e con il sostegno della Fondazione di Piacenza e Vigevano, aveva in programma, come già annunciava il sottotitolo Altre voci, di proporre, oltre ad alcuni incontri con autori storici, un numeroso gruppo di poeti di recente esordio. Voci nuove della poesia italiana, che ieri, come nei due giorni precedenti, sono state presentate al pubblico in due incontri di lettura: uno, al mattino, con Italo Testa e Vincenzo Frungillo, e l'altro, al pomeriggio, con Matteo Marchesini e tre coppie di poeti che lavorano, appunto, in duo: gli Sparajurji, i Rapsodi e il duo composto da Laura Cingolani e Fabio La Piana.
Preceduto dalla lettura di un testo inedito che l'autore stesso ha declamato in pubblico nella piazza alta del paese, l'incontro con Cucchi si è interamente svolto parlando dei giovani poeti e del passaggio generazionale che sta esplicitamente avendo luogo in questi tempi in poesia. I maestri delle generazioni precedenti - ha detto Cucchi - hanno l'obbligo e la necessità di guardare alle generazioni successive per trovare nuove voci a cui affidarsi, in cui riporre le speranze per un futuro della poesia. «Io sono sempre stato molto attento agli sviluppi e alle strade che va prendendo la poesia, ho sempre cercato di capire dove vanno i giovani poeti, cosa fanno e cosa interessa loro», ha raccontato ieri Cucchi, precisando di aver riscontrato nei giovani una forte vivacità ed energia, «doti alle quali vanno aggiunte l'onestà, la serenità, l'apertura e la disposizione al confronto e vanno invece escluse la gelosia e l'arroganza. Se i giovani poeti dimostreranno di avere, accanto a un temperamento forte, una forte e solida base culturale, allora ci sono buone speranze che la poesia non si perda».
Un'utopia? Niente affatto: una realtà, confermata già qualche ora prima di questa dichiarazione dalle performance di Italo Testa e Vincenzo Frungillo. Presentati da Andrea Cortellessa come autori abbondantemente nutriti di filosofia e che presentano dunque nei loro versi profonde riflessioni sulle condizioni del presente, Frungillo e Testa hanno letto alcuni componimenti: per quanto riguarda Frungillo, questi erano tratti da un interessante poema epico in ottave ancora in via di composizione, mentre Testa (unico piacentino - anzi, proprio arquatese - tra tutti gli ospiti della rassegna) ha letto alcune raffinate poesie, in parte inedite e in parte tratte da Biometrie, raccolta pubblicata l'anno scorso dall'editore Manni.
Con un breve intervento conclusivo di William Xerra (direttore artistico della rassegna insieme a Eugenio Gazzola), che ha detto di aver riscontrato nel matrimonio tra arte visiva, musica, suono e parole messo in atto da molti dei giovani poeti venuti in questi tre giorni a Castellarquato un progresso dell'arte in senso totale, Macchine della poesia si è chiusa con l'appuntamento alla prossima edizione, nel segno della continuità che l'iniziativa intende avere e portare avanti negli anni a venire.

di CATERINA CARAVAGGI

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