Domenica 21 Maggio 2006 - Libertà
Intervistato dal critico Cortellessa alla rassegna "Macchine della poesia" di Castellarquato
Balestrini, versi comici e impegnati
L'autore ha recitato una sua antologia d'avanguardia
Si è svolta in una forma a metà strada tra l'intervista e la lettura di poesie la prima serata di Macchine della poesia, la manifestazione in corso questo fine settimana a Castellarquato su iniziativa del Comune con il sostegno della Fondazione di Piacenza e Vigevano.
Ospite di questo primo incontro serale era uno dei maggiori protagonisti della scena culturale italiana degli ultimi decenni: Nanni Balestrini, invitato l'altra sera a raccontare la sua attività creativa e il suo modo di intendere l'arte e la poesia dalle domande del critico Andrea Cortellessa. Domande alle quali l'ospite ha risposto in alcuni casi dialogando con l'intervistatore e in altri facendo parlare direttamente i suoi versi.
Attingendo da Tutto in una volta, auto-antologia pubblicata tre anni fa in cui il poeta ha raccolto 50 poesie per 50 anni, dagli esordi nei primissimi anni Cinquanta, alle poesie della neoavangardia scritte al tempo dei Novissimi e del Gruppo '63, dal ciclo della Signorina Richmond fino alle ultime opere, Balestrini ha offerto una serata indimenticabile al pubblico venuto ad ascoltarlo, leggendo alcune sue composizioni scritte dieci, venti, trenta o quarant'anni fa, ma ancora assolutamente dirompenti nella loro carica ironica ed eversiva.
Con i modi calmi e dolci che lo contraddistinguono, recitando a bassa voce, senza enfasi e senza ostentazione, con sorrisi leggeri e delicati, Balestrini ha incantato tutti i presenti, recitando i suoi versi straordinari per parlare della vocazione di rottura che la neoavanguardia portò avanti nei confronti degli schemi letterari tradizionali; della circolazione tra le arti; della poesia che usciva dai libri per essere ascoltata e osservata nel suo farsi visiva, corporea; della funzione civile - ormai scomparsa - della poesia; di come il poeta civile doveva farsi interprete di una voce collettiva, facendo percepire, nei versi, la storia nel suo farsi. Versi che, a dispetto di questo loro grande compito, sono spesso - nel caso di Balestrini - pervasi da una sottile e irresistibile comicità, come avviene per esempio nella poesia La signorina Richmond comincia a averne abbastanza di tutti questi cani, con cui l'altra sera Balestrini ha divertito il pubblico con il suo caratteristico gioco di permutazione dei vocaboli nei modi di dire più comuni della nostra lingua oppure, ancora, nella ballata Istruzioni per l'uso pratico della signorina Richmond, letta dall'autore per dimostrare come il fare poesia e il cucinare si somiglino, poiché «facendo poesia si maneggiano le parole esattamente come cucinando si maneggiano i vari ingredienti».
Quanto a due delle ultime poesie lette da Balestrini nell'incontro di Castellarquato - Prologo epico e Piccola ode al pubblico della poesia - e quanto al pubblico della poesia, va detto che (come spesso accade in Italia, dove a leggere e ad ascoltare poesia sono quasi sempre i poeti) tra le persone sedute l'altra sera di fronte all'ospite nella sala consiliare del Palazzo del Podestà vi erano molti giovani poeti, ospiti anch'essi della rassegna, dai quali al termine dell'intervista/lettura Balestrini è stato coinvolto in un acceso dibattito su ciò che lega e ciò che differenzia la poesia italiana dell'ultima generazione con quella della neoavanguardia e, quindi, sul futuro della poesia in Italia.
di CATERINA CARAVAGGI