Giovedì 18 Maggio 2006 - Libertà
Municipale - L'opera di Verdi manca a Piacenza da oltre un secolo e mezzo
I due Foscari, via alle prove
Debutto il 26, il basso Renato Bruson è la star
PIACENZA - I due Foscari, tragedia lirica in tre atti con un preludio, libretto di Francesco Maria Piave, musica di Giuseppe Verdi, ritorna al Municipale a chiusura della stagione lirica, dopo circa un secolo e mezzo dall'ultima messa in scena (1868).
Al Municipale si prova a porte chiuse, in silenzio stampa fino alla presentazione ufficiale dell'opera. Dal "manifesto pubblicato" la compagnia di canto risulta capitanata dal grande basso Renato Bruson nella parte di Francesco Foscari, affiancato dal giovane Piero Terranova (impegnato nella "generale" del 24 maggio); il tenore Piero Giuliani è Jacopo Foscari, figlio del Doge; il soprano Raffaella Angeletti fa Lucrezia Contarini, moglie di Jacopo Foscari mentre il basso Felipe Bou è il cattivo di turno, Jacopo Loredano, membro del Consiglio dei Dieci. Con loro il tenore Sergio Spina si presta nella parte di Barbarigo, senatore; il soprano piacentino Giovanna Beretta è presente come Pisana, amica di Lucrezia; il tenore Dario Magnabosco è Fantedel Consiglio dei Dieci; il basso Tommaso Norelli è servo del Doge.
La scena è in Venezia, nel 1457. Il maestro direttore Giovanni Di Stefano, che si è scoperto solo ora dirigere al posto dell'annunciato Vjekoslav Sutej, guida l'Orchestra della Fondazione Toscanini, mentre il Coro del Teatro Municipale è diretto dal maestro Corrado Casati. La regia è affidata all'esperto Beppe De Tomasi, costumi di Artemio Cabassi. Le coreografie sono di Giuseppina Campolonghi con l'Accademia di Danza "Domenichino". E' prevista un'anteprima dello spettacolo lunedì (ore 15.30) riservata agli ospiti delle case di riposo, una "generale" mercoledì 24 (ore 15,30) aperta agli studenti; la "prima" venerdì 26 (ore 20.30) per il turno A di abbonamento, con repliche domenica 28 (ore 15,30) fuori abbonamento, e martedì 30 maggio (ore 20.30) per il turno B.
I due Foscari debuttò al Teatro Argentina di Roma nel novembre 1844, nel pieno del fervore creativo del compositore, impegnato a collaborare con i più importanti teatri italiani, Scala, Fenice, San Carlo e appunto Argentina.
Francesco Maria Piave lavorò sullo schema dell'omonima tragedia di Byron (1878-1824).
Poeta inglese romantico, Byron si impegnò attivamente nelle cause di indipendenza greca e italiana. La sua è poesia di effetto, dal lirismo più delicato all'esuberanza più piena, per questo da trattare con cautela. «Si presta immensamente - raccomandava Giuseppe Verdi al librettista Piave - musicabilissima, piena di passione».
Se nel dramma Ernani Verdi poteva dar risalto all'impeto romantico, con un'evidenza particolare alla parte corale nel Si ridesti il Leon di Castiglia, a sfidare la censura severissima, verso un esito di canto risorgimentale, ne I due Foscari la passione si fa politica, giocata a tutto campo. Si sa, la menzogna, l'intrigo, sono armi sempre alla mano per nuocere all'avversario. Lo stesso Verdi si rese conto della difficoltà di rendere il complesso intreccio della ragion di Stato e degli affetti personali, tanto da scrivere al fidato collaboratore Piave: «Sembra un mortorio». Questo per l'eccessiva uniformità della tragedia.
Gian Carlo Andreoli